Fuoristrada, Libri ed editoria, Recensioni

Rinomata Offelleria Briantea. VentiNovecento

Cari bolscevichi irriverenti,

eccomi che torno, non ero sparita né dissolta nell’aria. Sono stata un po’ inghiottita dallo studio per il dottorato e da un avventuroso viaggio in Portogallo ( di cui ho iniziato a raccontare nell’ultima newsletter- che potete recuperare iscrivendovi qui http://newsletter)

Torno oggi con un’altra Recensione Fuoristrada che mi stava aspettando al varco  da un po’:   si tratta dell’ultimo esperimento letterario di PaginaUno, ovvero Ventinovecento della Rinomata Offelleria Briantea.

Ventinovecento è un narrazione a tante voci, prodotta dal collettivo di scrittura che raccoglie Michele Cortellini, Luigi Limonta, Matteo Pozzi e Lorenzo Sala, tutti cresciuti – o forse sarebbe meglio dire sopravvissuti- a Monza.

Ed è Monza, infatti, la vera protagonista di questa sorta di “romanzo a puntate” moderno. Monza che è tutto e niente, che vorrebbe essere città e si ritrova provincia, che vuole offrire a chi la abita una vita perfetta e che poi si ritrae dalle sue responsabilità quando questa vita perfetta si rivela un guscio vuoto.

Ci troviamo di fronte a un caleidoscopio di fatti,sogni, stralci di telefilm, deliri, dove distinguere tra vero e falso diventa estremamente difficile.Racconto dopo racconto cambia anche la voce narrante, dando spazio agli alter ego di ognuno degli scrittori: a guidarci per questa Monza infernale sono Sauzer, Braulio, Patrese e Trentatré, rampolli deviati di famiglie agiate.

Famiglie agiate di un vuoto siderale, dove “i padri hanno paura dei figli e i figli hanno paura dei padri”, dove tutti sanno ma continuano a far finta di non sapere, perché la verità non si può dire.

La verità non detta dai genitori e dai maggiorenti, e che  scorre invece inarrestabile nelle narrazioni dei protagonisti, è l’ossessiva presenza della droga nella vita di tutti i giovani monzesi: un consumo ossessivo, nevrotico, da cui nessuno sembra trarre un particolare piacere.

La vera dipendenza è quella della fuga della realtà: fuga che prende la forma del consumo di sostanze; ma anche dell’ossessivo riferirsi a personaggi di telefilm, cartoni animati, ma anche idoli sportivi o della bravata fine a sé stessa.

Questo groviglio di ossessioni è in realtà un fenomeno identitario che si contrappone all’identità tradizionale Monzese, ormai composta di fenomeni privi di significato: la giraffa impagliata, la Corona Ferrea, I promessi sposi, Gaetano Bresci, la Formula uno. 

E se le assurdità commesse dai protagonisti vengobi sempre giustificate con “è fatto per ridere”.

E in effetti spesso anche noi ridiamo insieme a loro: ma è un riso amaro, amarissimo.

 

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