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Lavoro Sporco. Mucho Mojo Club

Cari bolscevichi irriverenti,
Tornano -per la vostra gioia- le recensioni fuoristrada.
Il prescelto di oggi è la raccolta pulp Lavoro sporco. Mucho Mojo Club firmato Casa Sirio.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra la casa editrice e la libreria Mucho Mojo di Firenze.

Mucho Mojo è un esperimento culturale meraviglioso; si tratta di una piccola libreria situata all’interno di un locale della movida, lo Speakeasy.

Mojo è a sua volta un termine speciale: di origine africana, identificava in origine una piccola borsa che conteneva amuleti e erbe sacre.
Nella lingua della musica blues è diventato poi un eufemismo per il membro maschile.

Insomma, Mucho Mojo può voler dire sia tanta magia sia tanto sesso, e mi piace l’idea di tradurlo liberamente con l’espressione toscana tanta roba.

Ma dall’uscita del romanzo di Joe Lansdale intitolato per l’appunto Mucho Mojo, questo termine indica una genere specifico di narrativa, quelle storie dall’impronta brutale ambientate specialmente nella provincia americana, che un po’ è una giungla e un po’ non si è mai scrollata di dosso il Wild West.

La raccolta prodotta da Casa Sirio (che, attenzione, è una sorta di volume 2: la prima raccolta è uscita e si fregia di un racconto dello stesso Lansdale) ricorda fortemente le riviste pulp delle origini, con la sua miscellanea di racconti a firme diverse.
Il filo conduttore che lega le varie penne è quello di un lavoro sporco in tutte le accezioni che questo termine può assumere: abbiamo spacciatori, serial killer, lavoratori clandestini, pugili girovaghi, musicisti, inquietanti becchini e teppistelli di strada.

Tuttavia, – e anche questo è molto pulp- la qualità dei racconti è abbastanza altalenante: si passa dal lirismo cupo di Juniper e “Kid” Cooper e l’uomo-scimmia di Blackwood, veri e propri romanzi di formazione in miniatura, a divertenti, grotteschi bozzetti come Moby Dickheads e Frankie, Dracula e il lupo mannaro.

Estremamente godibile è un altro gioiellino, il racconto in pieno stile Lansdale Non si butta via niente, cronaca della discesa in una lucida follia da parte di un becchino necrofilo e cannibale.
I problemi maggiori, ahimè, arrivano con opere che avrebbero avuto di una narrazione più distesa e che chiaramente non reggono bene, a differenza dei loro “fratellini”, la dimensione antologica.

Asylum e La donna del mistero, infatti, mancano di compattezza e non hanno neppure il necessario black humour che pervade il resto della raccolta.

Il racconto che apre le danze, invece, Gallina Vecchia, ha il grande merito di dare il tono all’intera raccolta: non c’è nulla di cui non si possa amaramente ridere, neppure la vecchiaia o la malattia.

Del resto, non è che la vita stessa è tutta un macabro scherzo?

Da leggere se: volete un Halloween diverso.

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