Recensioni, Russia

Viktor Petrovič Astaf’ev. Boje.

Salve, bolscevichi irriverenti!

Torniamo in Siberia, ma questa volta una Siberia di carta e inchiostro, raccontata dalla penna di un grande scrittore, anche se, ahimè, poco conosciuto qui in Italia: Viktor Petrovič Astaf’ev.

Astaf’ev è un testimone preziosissimo della sua epoca e della sua terra.

viktor-astafev-_6_

 

Nasce nel 1924 nel villaggio siberiano di Ovsjanka, nella regione di Krasnojarsk, in una famiglia di kulaki (i contadini “benestanti” oggetto della collettivizzazione stalinista), perde la madre giovanissimo. Poco dopo questa tragedia la vita del futuro scrittore viene nuovamente stravolta: in seguito alle repressioni staliniane la sua famiglia viene privata della terra e costretta a trasferirsi nella città di Igarka.

Il padre si risposa, ma i pessimi rapporti con la matrigna spingono il giovane Viktor a fuggire di casa e a iniziare a vagare per il Paese, diventando un bezprizornik, (un bambino abbandonato a sé stesso). Nel 1937 finisce in un orfanotrofio, dove viene notato il suo talento letterario, permettendogli di debuttare nella rivista della scuola.

Negli anni successivi Astaf’ev studia da ferroviere, e anche se la sua qualifica professionale sarebbe sufficiente a fargli evitare il fronte, nel 1942 parte volontario per la Grande Guerra Patriottica.

Tornato a casa, lo scrittore non può riprendere il lavoro di ferroviere per le ferite subite in guerra, e si adatta a lavorare come fabbro, manovale, custode, secondo le possibilità.

Fin dal 1951 Astaf’ev pubblica racconti, saggi, articoli sul giornale L’operaio di Čusovoj,  il giornale di Čusovoj, la città dove si è trasferito al ritorno dal Fronte insieme alla moglie Marjia.

Gradualmente la carriera letteraria dello scrittore si mette in moto: nel 1975 vince il Premio Nazionale Gorkij con l’opera Il pastore e la pastorella. Una pastorale contemporanea; nel 1976 completa la stesura del suo famoso ciclo di novelle Il pesce-zarche gli fa vincere nel 1978 il Premio di Stato.

Pluripremiato per i servigi resi alla letteratura sovietica, Astaf’ev muore nel 2001. Viene seppellito nel villaggio natio di Ovsjanka.

Ovsjanka Viktor Astaf'ev Boje
Ovsjanka

Il pesce-zar e Boje

Car’-ryba (Il pesce zar) è un ciclo di tredici racconti con una storia editoriale estremamente travagliata, che comprende racconti censurati, espunti, inseriti e poi eliminati.

Si tratta di un canone aperto, quindi, che incarna la necessità dello scrittore di raccontare la sua terra, la Siberia, per come è veramente, con la sua natura pura e selvaggia e i suoi valori incancellabili, che avevano resistito a ogni tentativo di sradicarli.

Suddivisa in due parti, Car’-ryba raccoglie tra le sue pagine un vero e proprio cammino interiore: si passa dalla vena pessimista e tetra della prima parte alla possibilità di rigenerazione contenuta nella seconda, che si apre alla speranza che sia ancora possibile un dialogo e un rapporto tra l’uomo e la natura.

Car Ryba cover Boje recensione.jpg
La copertina di Car’-Ryba nell’edizione Azbuka Klassika

Ad aprire Car’-ryba è il racconto Boje, pubblicato in Italia dalla Aurora Edizioniin una raffinatissima edizione singola.

Boje ha un triplice significato: vuol dire appartenente all’etnia siberiana degli evenki, nella lingua di questo popolo significa “amico”, e infine, Boje è il cane della famiglia protagonista, che è la famiglia di Astaf’ev stesso.

Boje è un grande cane husky bianco e grigio che veglia sulla famiglia come uno spirito naturale benevolo e severo, che accetta con grande riluttanza le manifestazioni d’affetto e le confidenze eccessive.

Figlio della severa natura del Nord, Boje dimostrava la propria fedeltà con i fatti, non sopportava le carezze, non pretendeva bocconi per il lavoro, mangiava gli avanzi della tavola che l’uomo si era procurato con il suo aiuto.

La tutela di Boje sulla sua famiglia viene meno il giorno che il padre di Astaf’ev viene arrestato e deportato per le sue mancanze come dirigente: incapace di separarsi dal suo padrone, il cane viene giustiziato da una guardia che gestisce le file di prigionieri.

Eppure, forse, lo spirito di Boje continua ad aleggiare invisibile, come in attesa del giorno in cui ci sarà di nuovo bisogno di lui.

Boje è il simbolo di una natura spietata con cui l’uomo sembra aver perso la capacità di comunicare e interagire: i siberiani sono diventati incapaci di gestire le sfide tremende che impone loro la tundra gelata.

Che il meccanismo tra uomo e natura si sia spezzato lo dimostra la tragedia in cui sfocia la battuta di caccia tanto bramata da Kolka, uno dei fratelli minori dello scrittore.

Bloccati dentro il capanno da una serie infinita di tormente, Kolka e gli altri cacciatori soccombono all’ostilità e all’insofferenza reciproca, si lasciano influenzare da miraggi della neve e da superstizioni.

Quando Kolka si perderà nella neve, sarà lo spirito di Boje, nella sua immaginazione esaltata, a salvarlo:

L’uomo che aveva perso qualsiasi desiderio di pensare e combattere prese a divincolarsi, dimenarsi, quando infine non vide sopra di sé, sulla riva della Dudypta, un cane, quello stesso cane, bianco con una screziatura grigia sulle zampe e sulla testa, familiare, fedele.

-Boje! Boje!

Sono stati invece i suoi compagni a ripescarlo; ma Kolja, per tutta la durata della malattia, continuerà disperato ad evocare il nome del suo amato cane.

20180920_184018_hdr

Chiacchierando con Annalisa Di Santo

La lingua e la scrittura di Astaf’ev sono particolarissime, ostiche, ma al tempo stesso molto concrete.  Lo scrittore riporta alla luce i sostrati linguistici popolari siberiani, intesse una fitta rete di realia e simboli, descrive strumenti, utensili, tradizioni caratteristici del suo popolo.

Per capire meglio questo mondo linguistico, e le sfide che pone a chi decide di tradurlo, abbiamo fatto una chiacchierata con Annalisa Di Santo, traduttrice e curatrice del libro.

Cominciamo dall’inizio. Perché Astaf’ev?

Tutto è cominciato quando mi sono iscritta alla Laurea Magistrale presso l’Università di Tomsk. Cercavo un argomento di ricerca che mi permettesse di svolgere studi linguistici senza, al contempo, abbandonare la letteratura. Così, la mia relatrice Bankova mi ha proposto di svolgere un lavoro dedicato allo studio del lessico dialettale, e mi ha proposto come oggetto di ricerca Car- Ryba, (Il pesce- zar) il principale ciclo di novelle di Astaf’ev. Per me Viktor Petrovich era un perfetto sconosciuto, non avevo mai letto una delle sue opere. Ma mi sono innamorata subito. Sono andata a visitare i luoghi dove è vissuto e ambienta le sue opere, anche se purtroppo non sono riuscita a esplorare la tundra. E’ stato fondamentale poter vedere dal vivo gli strumenti di lavoro del posto, che avrebbero costituito in seguito una notevole sfida traduttiva. Fondamentale è stata la mia compagna di stanza di Ačynsk, che con pazienza mi ha aiutato a rapportarmi con un mondo linguistico russo diverso da quello che avevo conosciuto fino ad allora.

Quali sono state le maggiori sfide nel tradurre?

Il contesto lessicale stesso era complesso, dato che avevo a che fare con uno stile dialettale e non con una lingua russa standard. Quindi la prima sfida è stata proprio distinguere le parole che non avevo mai incontrato perché dialettali e quelle che invece mi erano estranee perché poco utilizzate anche nella lingua russa standard. Fondamentale è stato l’uso di dizionari specifici. I dialettismi fonetici si sono rivelati quelli più facili da affrontare, mentre la vera sfida si sono rivelati essere i realia.             Non è facile rendere da una lingua ad un’altra come è “fatta una cosa” ( uno strumento, un capo di vestiario) che magari nella lingua di arrivo non esiste neppure. Ho ovviato con un lavoro su due livelli: una prima traduzione di servizio, utilizzata per la tesi, e una diciamo ” di consumo” sviluppata pensando alle necessità di un lettore non specialista, facendo particolare attenzione a non appesantirla eccessivamente con note esplicative. Un mio dispiacere è senza dubbio quello di non aver potuto rendere le diverse qualità e sfumature delle tempeste di neve: la lingua italiana non dispone in merito di così tanti termini differenti.

Infine, perché leggere Astaf’ev?

Si tratta di  un tassello imprescindibile per la conoscenza del mondo russo, che, ricordiamoci, è fatto di tante realtà regionali, etniche, religiose. Sopratutto è fondamentale per dissipare la nebbia di pregiudizi che circonda la Siberia, vista spesso dal pubblico semplicemente come la terra del Gulag. Inoltre, leggere Astaf’ev permette di comprendere meglio la sua epoca. La sua è una dissidenza senza invettive, che ostacola il potere raccontando semplicemente la realtà dei fatti, costruendo microstorie che permettono di capire le conseguenze della Storia. Come tutti i grandi scrittori, poi, Astaf’ev parla a tutti, non solo ai cultori di una materia. Basti pensare alla descrizione dello stillicidio operato dall’ozio forzato sui personaggi, che li porta ad odiarsi e crea un clima di intolleranza reciproca simile a quello che incontriamo noi stessi tutti i giorni, o alla riflessione sul rapporto tra uomo e animale. In un mondo che sempre più considera gli animali parte della famiglia, Astaf’ev ci propone un modello diverso e atavico. Quello di un mondo dove animali e uomini vivono a fianco a fianco, si rispettano senza eccessive smancerie, e combattono insieme per la sopravvivenza.


Miei cari, come vedete c’è moltissimo da dire su Astaf’ev e sulla sua terra natìa. Vi invito a indossare capi pesanti, aprire il libro, ed affrontare anche voi la tundra insieme a lui.

Non perdetevi Il Troubadour Extra! La prima newsletter esce questo sabato!

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...