Diari siberiani, Russia

Diari Siberiani 2. Tomsk. L’Orto Botanico

Tovarishi!

Per la vostra gioia (mi auguro) ecco il secondo capitolo dei Diari Siberiani. Ci eravamo lasciati davanti alle grandi case di legno tradizionali.

Il nostro tour di Tomsk, però, non è ancora finito.

Il giorno dopo ci viene annunciata la visita guidata all’Orto Botanico dell’Università.

Tale Orto Botanico svetta al limite del piccolo parco che si trova dietro al Campus. Il parco è già di per sé un posto strano: dal nostro studentato si raggiunge attraversando uno dei viali principali della città – e finito il parco c’è l’altro grande viale, il Prospetto Lenin.

Incastonato tra queste due arterie c’è un dedalo di sentierini di terra battuta, intorno ai quali si stendono prati a maggese, dove prosperano erbe spontanee di tutti i tipi. Più ci allontana dagli edifici, più si ha la sensazione di essere immersi in un vero bosco, per quanto in miniatura. Sollevando la testa si vedono le cime delle palazzine universitarie, ma quanto sembrano lontane!

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Una struttura bizzarra

Vediamo spuntare una grande struttura di vetro. Ecco l’Orto: la superficie del suo tetto è strana, vagamente asimmetrica.

Il motivo lo scopriamo al momento di entrare: ad accoglierci sono due palme enormi, incalcolabili. Il tetto è stato progettato con una serie di moduli modificabili, che permettono di aumentare l’altezza in modo che tutte le piante possano continuare a crescere verso il cielo come più aggrada loro.

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E la flora che c’è all’interno è ancora più bizzarra.

Il cuore della regione di Tomsk è una regione paludosa grande quanto la Francia, che può essere attraversata solo d’inverno, quanto tutto gela.

La flora siberiana, quindi, è scarsa, coriacea e non molto colorata: le energie non possono essere sprecate in sciocchi colori, ma servono per lottare contro il gelo e sopravvivere.

I limiti della flora autoctona, paradossalmente, sono ciò che hanno reso l’Orto Botanico di Tomsk un posto unico al mondo, di irresistibile simpatia.

Perché ogni pianta esuberante, colorata, colma di foglie, diventa esotica per il siberiano. Il botanico siberiano non è snob: mirto, rosmarino, alberi del cacao, orchidee, palme, alloro, edera, banani, crescono tutti insieme, non separati da aiuole, e sono tutti meravigliosamente esotici.

Le piante si abbracciano in un grande groviglio. Il bambù non lo sa che per noi le margherite sono erbacce, e lascia che crescano ai suoi piedi.

Tra i piccoli cactus messicani gioiscono statuine di porcellane con piccoli animali ridenti.

Il cuore dell’Orto è la vasca delle tartarughe acquatiche, bestiole dagli occhi bistrati di rosso, che si meditano fianco a fianco a coloratissime carpe giapponesi.

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Vagando in questo piccolo, buffo, paradiso, a un certo punto giunge una domanda fatidica:

Ma come fanno a mantenere in vita tutto questo d’inverno, quando ci sono – 40 gradi? L’Orto Botanico è stato fondato nel 1875 ; trent’anni dopo, nel 1895,  sono arrivate le grandi palme.

Dal 1875 la Russia ha attraversato – con magnanimo alternare da parte del destino di tutti questi fenomeni-  due Guerre Mondiali, due Rivoluzioni, una Guerra Civile e il definitivo sfaldarsi dell’Urss dopo settant’anni.

Di certo assai spesso le risorse energetiche erano razionate.

Come hanno potuto sopravvivere tutte queste piante?

Ciò che inferno non è.

Le piante, i pesci, le tartarughine sono stati salvati in parte dal fatto che Tomsk – proprio a causa della super palude- si trovi fuori dalle rotte principali e lontano dai grandi teatri storici.

Ma questo è solo un lato della questione.

Tomsk Orto Botanico
L’Orto Botanico nel 1890

Il mondo dentro quelle pareti di vetro  deve la propria sopravvivenza alla testardaggine dei siberiani, che hanno sempre trovato il modo di scaldare quelle esotiche piantine che lasciate a sé stesse sarebbero state immediatamente schiacciate dal gelo.

Allo stesso modo, durante la Seconda Guerra Mondiale, i caparbi bibliotecari di Tomsk accolsero libri preziosissimi – tra cui la biblioteca di Voltaire e quella di Tolstoj- solitamente custoditi nelle capitali, per proteggerli da eventuali bombardamenti. 

I bibliotecari giunsero al punto, quando le temperature glaciali misero a rischio la conservazione dei tomi, di portarseli a casa, condividendo quel poco di carburante destinato alla propria famiglia con pile di libri.

E non può ritornare alla mente il famoso passaggio da Le città invisibili:

“L’inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

9 pensieri riguardo “Diari Siberiani 2. Tomsk. L’Orto Botanico”

  1. Una storia davvero affascinante, quella di questo orto e della biblioteca.
    Non ci rendiamo conto di tutto quello che abbiamo, se non quando guardiamo la natura che ci circonda ogni giorno da un luogo lontano e ostile, in cui diventano esotici perfino il rosmarino che abbiamo in cortile e le margheritine che crescono spontanee su ogni prato in primavera.
    Bellissimo post!

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  2. Ma che bello!! Non sapevo dell’esistenza di un posto del genere laggiù, ma anche il fatto dei bibliotecari che hanno salvato intere biblioteche famose custodendole fuori dalle solite rotte o persino a casa propria, per una che ha studiato in quell’ambito, è stupendo!! Grazie di avermi proiettata laggiù per un attimo, anche se solo virtualmente! Ora mi leggo altre tue cose 😊

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  3. Affascinante il viaggio e questo post. Bello anche il fatto che abbiano voluto conservare l’orto botanico a tutti i costi, attraversando anche periodi di fame nera. Una testardaggine decisamente positiva 😉

    Piace a 1 persona

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