Diari siberiani

Diari Siberiani. Benvenuti a Tomsk.

Tovarishi,

ecco finalmente il primo dei diari di viaggio dal Siberian Tour. Per chi si è perso gli aggiornamenti su Instagram, il succo della questione è il seguente: dal 21 al 30 maggio sono stata in Siberia, muovendomi tra Tomsk, una delle città principali, e la regione degli Altaj, più verde e montagnosa.

C’è una costante comune a chi si occupa di Russia: quasi tutti noi tendiamo a recarci con una certa continuità solo nelle due capitali, Mosca e Pietroburgo. Lì c’è la vita culturale, le biblioteche e gli archivi più importanti.

In questo modo, però, si perdono molte cose. Perché la Russia è un mosaico, fatto di tanti pezzi. Non si può pensare seriamente di conoscerla da una tessera soltanto.

Ed è nella pancia della Russia, nella sua provincia, che spesso si sono decisi i destini del Paese. Qui hanno riso delle idee dei russi delle capitali, o al contrario le hanno acclamate.Ne hanno sancito il fallimento o il successo.

Bisogna conoscerla.

Welcome to Siberia

Arriviamo a Tomsk con tutta la leggerezza che solo otto ore di viaggio (e cinque di fuso orario) ti possono regalare. L’aeroporto è minuscolo, specialmente se sei appena passato dal Domodedovo di Mosca. Ci caricano in macchina e ci portano via,a dividere l’aeroporto dalla città ci sono solo alcuni chilometri di betulle e case di campagna di legno, prima di entrare nella periferia.

Tomsk Studentato Parus
Lo stagno davanti allo studentato Parus

Il nostro nido duranti i giorni di Tomsk è lo studentato Parus (La vela) sistemato in uno scampolo di terreno tra la moschea, un piccolo stagno e una fascia di case di legno.

L’ultimo tratto per arrivare allo studentato, infatti, si snodatra alcuni piccoli supermercati, un piccolo barbecue caucasico e alcune casette basse, in legno, i cui giardini erano decorati con aiuole di fiori, materiali di recupero e fantasia. I copertoni si trasformano in ruote colorate, le bottiglie in eliche a forma di apina. In cima a un albero ci saluta un pupazzo dei Muppets. Fa la guardia alla porta di un cortile, ancora decorata con i festoni per il Nove Maggio, il Giorno della Vittoria sul nazifascismo.

Il piccolo barbecue si chiama “Il grill di Dzhan”. Fuori c’è un unico tavolo, accompagnato da una sedia.

Il locale ha un nome assai curioso, legato al romanzo breve di Platonov  intitolato – per l’appunto-  Dzhan.

Dzhan è un popolo mitico composto da banditi e schiavi fuggiaschi, che vaga per il deserto in attesa del Messia, che si incarnerà nella figura del protagonista, una guardia rossa. Il loro viaggio attraverso il deserto non finirà bene.

Platonov Dzhan
La copertina del romanzo breve

Nel caso del nostro Dzhan, le insegne pubblicizzano vari piatti caucasici: nel corso del nostro soggiorno in città lo avremmo scrutato più volte, senza però decidere a fermarci.

 

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Monumento al cane randagio corredato di cane randagio

Quando usciamo dallo studentato per il primo giro di esplorazione troviamo un certo entusiasmo: stanno inaugurando un monumento-salvadanaio a favore dei cani randagi che si aggirano per la città.  Sulla base del monumento, infatti, c’è una piccola fessura, per chi volesse donare qualcosa agli animali definiti, nella scritta  scolpita , “i nostri fratelli minori”.

La cosa più divertente è che alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato – non si sa quanto consapevolmente- una piccola delegazione di pelosi randagi: un grosso cane bianco-marrone, uno medio color calza vecchia e un simil-volpino di Pomerania con le zampette impiastrate di fango. 

Da quel che abbiamo capito vivono dalle parti del lago, presumibilmente terrorizzando la locale popolazione di anatre.

Vi era un tempo…

In cui tutta Tomsk era composta di case di legno. Le case vicino al nostro Parus sono solo una piccola parte, e sono edifici abbastanza modesti,  per quanto solidi, ben protetti contro gli spifferi, semplici di aspetto.

Alcuni di loro hanno ancora intorno alle finestre le tradizionali cornicette di legno, puntute e arzigogolate.

Ma il vero spettacolo comincia in diverse parti del centro, dove ci ha portato la nostra guida. Lì sopravvivono, a volte trasformati in piccolo condomini, i gioielli del passato di Tomsk.

Grandi casi mercantili dalle cornicette e le balaustre vezzosamente traforate come si trattasse di pizzo e non di legno. La guida che era con noi ci ha spiegato che in ogni cornicetta è possibile ritrovare gli oggetti di uso quotidiano o rituale delle persone che, molto tempo fa, costruirono quella casa.

La casa di un  mercante di cavalli, ad esempio, avrà nelle cornicette briglie e staffili; quella di una famiglia di origine kazhaca avrà simboli rituali della terra di origine; e, in maniera spettacolare, la casa di una famiglia di discendenti di vichinghi avrà sul tetto un’intero stormo di draghi, simili a quelli portati sulla prua delle navi.

 

Ed è con questi tesori che si concludono queste prime pagine del diario di viaggio.

L’avventura è appena cominciata.

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