Libri ed editoria

Živko Čingo. Grande Madre Acqua.

La Macedonia è un territorio senza fissa dimora, o almeno è questo che pensano i suoi vicini di casa.

CasaSirio, casa editrice “pop” con cui ho avuto il piacere di collaborare recensendo Sempre meglio della realtà (Daniele Titta. Sempre meglio della realtà.) ha aggiunto un nuovo pezzo alla mappa geografica del suo catalogo: la Macedonia.

Lo ha fatto scegliendo di dare voce a Živko Čingo, probabilmente lo scrittore più rappresentativo delle generazioni macedoni post Seconda Guerra Mondiale, rimasto finora inedito in Italia.

Čingo(1935 – 1987) è nato nel villaggio di Velgošti, sulle rive del lago Ohrid, dove

 il ciottolato dei viottoli è grigio, contrasta con il bianco ottomano delle facciate, l’artigiano che fabbrica ancora la carta come ai tempi di Johannes Gutenberg, i resti di un castello, lassù, in cima.A destra le luci dei villaggi che costeggiano la riva macedone, a sinistra il buio incomprensibile dell’Albania.  (tratto dalla Prefazione di MarcoAndrea Spinelli)

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Ohrid -Diego Delso(CC BY-SA 3.0)

Raccontare la Macedonia è difficilissimo, perché questo piccolo paese è destinato fin dagli albori della sua storia a portare i nomi di altri Stati e altri Imperi e allo stesso tempo è la casa di una miriade di minoranze identitarie.

Nel periodo tra il 1941 e il 1944 il territorio viene amministrato dalla Bulgaria e dal Regno Albanese, rispettivamente alleati dei nazisti e dei fascisti. In poco tempo i soprusi subiti dalla popolazione fanno dilagare la lotta partigiana, i cui partecipanti andranno a ingrossare le fila del movimento di resistenza comunista di Josip Broz Tito.

La fase successiva vede l’incorporazione della Macedonia nella Jugoslavia, la grande coperta rossa “della fratellanza dei popoli”. Ma il fuoco del nazionalismo e dello sciovinismo continua a covare sotto la cenere.

Non c’è da stupirsi, quindi, che i protagonisti di Grande Madre Acqua siano gli orfani. Orfani non solo di padre e madre di carne, ma anche di quella Grande Madre che è la patria, l’identità.

Concetti da sempre difficili in Macedonia, che nelle pagine di Čingo diventano semplicemente impossibili. Rimane sott’acqua, facendo di tanto in tanto emergere la sua orribile testa, la memoria di un mare di sangue che ha straziato il Paese, separando per sempre genitori e figli, mogli e mariti, fratelli e sorelle.

18_piatto__ivko_ingo_GrandeMadreAcqua_CasaSirioEditore

Lem e Keïten sono orfani, due cani erranti nella Jugoslavia
di Tito. Raccattati dalla strada, vivono in un ex manicomio
adibito a orfanotrofio, circondati da un muro altissimo che
impedisce ai loro sogni di farsi largo nel mondo reale.

Siamo abituati a legare al concetto di “romanzo di formazione” un’idea di mobilità: di solito, è attraverso il viaggio che si compie il passaggio tra infanzia e età adulta. Čingo al contempo entra ed esce da questo filone: i suoi personaggi rimangono sempre fermi nello stesso posto, eppure viaggiano moltissimo nel sogno e nella fantasia.

Al mondo chiuso all’interno dell’orfanotrofio- manicomio, grigio e anonimo ( i bambini sono protagonisti sopratutto di scene di massa; i nomi vengono detti tutti insieme, come una specie di scioglilingua) si contrappone l’acceso colorismo del mondo esterno, che appartenga alla dimensione fisica o a quella del sogno.

Lem e Keïten sono arrivati all’orfanotrofio dopo che il potere comunista ha dato loro la caccia per le strade: non viene mai detto in maniera esplicita, ma è evidente che le loro famiglie – e quelle dei loro compagni di prigionia- hanno compiuto qualcosa di terribile in passato. Sono tutti figli di nemici del popolo, il sangue che scorre nelle loro vene è lo stesso di qualcuno che ha scelto di aiutare i fascisti e non i partigiani.

Il compito degli educatori che li accolgono è di inquadrarli, uniformarli, cancellare da loro ogni segno dell’infamia avita e reinserirli nel mondo nuovo che verrà. Di lì l’ossessione per le regole e i dossier, l’antagonismo tra i bambini, le delazioni, le punizioni. Il gioco vale la candela, perché in ballo c’è il futuro.

In realtà, però, gli educatori stessi sono gravemente traumatizzati: la foga che mettono nel loro compito, il loro fanatismo, sono evidentemente finalizzati ad alleviare le perdite inflitte loro dalla guerra.

In questo mondo abitato da bambini senza nome e senza storia, da adulti segnati, in cui il tempo viene scandito dalle campane di una campanaro pazzo, è facile perdere di vista i confini della realtà. Sembra di leggere un lungo, terribile incubo.

L’unica salvezza possibile è quella onirica offerta dal mistico Keïten, seguace del sogno e della risata, e molto vicino ai “folli in Cristo” della tradizione del romanzo classico russo.

La sua Grande Madre Acqua, che preme ai confini dell’orfanotrofio, è il richiamo di un mondo esterno puro e idealizzato, di un grande femminino che vorrebbe attirare a se i propri figli per abbracciarli tutti. Fascisti e partigiani. Pazzi e dottori. Vecchi educatori con il cuore spezzato e giovani compagne innamorate di Stalin.

Nel cuore della Grande Madre Acqua non ci sono differenze. Ma bisogna saper ascoltare la sua voce, e non tutti ne sono capaci.


Per svegliare la mia Signora delle acque/ condividi con me il mio pane e il mio vino / non prestare attenzione a ciò che pensano gli altri/  Signora delle acque sferza questo vento in un fuoco…

 

 

9 pensieri riguardo “Živko Čingo. Grande Madre Acqua.”

  1. Molto interessante la tua recensione, con una corretta chiave di lettura legata al periodo storico in cui viene ambientata la storia. Mi piace anche l’abbinamento da te scelto con la canzone.

    Piace a 1 persona

  2. Ciao 🙂 ho letto con molta attenzione la tua recensione e devo dire che hai suscitato la mia curiosità. Sicuramente c’è un grande lavoro introspettivo dietro la storia dei due orfani raccontata dall’autore. Mi piacerebbe leggerlo.
    Mayadanziger

    Piace a 1 persona

  3. Sono sempre molto incuriosita dai libri che mi permettono di scoprire qualcosa di molto diverso rispetto alla mia realtà attuale. Leggendo la tua recensione mi sono chiesta cosa sarei stato in grado sulla Macedonia. Nonostante sia un paese vicino pratica nulla!
    Me lo segno tra i libri da leggere.
    Grazie!

    Mi piace

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