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Caitlin Doughty. Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio

Chi vuole uccidere la morte?

Caitlin Doughty ha appena 5 anni più di me ed ha dedicato la sua vita alla morte. So che sembra un ossimoro, eppure è così. Caitlin è una professionista dell’industria funeraria, ma prima ancora è stata una studiosa di storia medioevale, e ha approfondito le infinite varianti della cultura umana della morte.

Dover salutare per sempre una persona amata è terribile. Ma nel corso dei secoli l’umanità ha prodotto centinaia di riti diversi per permettere ai vivi e ai morti di salutarsi per sempre.

Nella nostra società la cultura della morte – con i suoi riti a volte spaventosi, a volte consolatori, a volte incomprensibili- sta sparendo di fronte alla tendenza di nascondere la morte sotto il letto.

Perché la morte, la putrefazione, la malattia, sono elementi fuori luogo in un sistema che ci vuole sempre giovani, belli, perfetti.

Caitlin Doughty è una voce fuori dal coro: nel suo memoir Fumo negli occhi difende l’idea la conoscenza e l’accettazione della morte siano elementi fondamentali di una buona vita.

(I miei ringraziamenti vanno a Carbonio Editore per avermi permesso di leggere il libro e per questa nuova interessantissima collaborazione)

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Caitlin Doughty

Ricordati che devi morire

Caitlin ha otto anni e ha appena vinto il concorso per il migliore costume di Halloween nel centro commerciale della sua città quando scopre di non poter controllare la morte.

A pochi passi da lei una bambina cade dalla balaustra dove si era arrampicata, precipitando fino a un bancone di alluminio che si trova due piani più in basso.

Da quel momento in poi, l’ombra della consapevolezza della morte non abbandonerà mai più Caitlin. Diciamo che questa consapevolezza diventa il suo superpotere: ma, come per tutte le abilità speciali, bisogna capire cosa farci.

Caitlin sviluppa dapprima una sindrome ossessiva basata su una serie di rituali la cui ripetizione scrupolosa serve a evitare che i suoi genitori e lei stessa cadano vittime della morte.

Ma poi, man mano che cresce, aumenta il suo interesse per tutte quelle sfere della cultura che studiano il rapporto tra l’uomo e la morte.

Solo da adulta Caitlin arriva a comprendere perché l’incidente a cui ha assistito abbia finito per condizionare la sua intera esistenza:

L’aspetto più sorprendente di questa storia non è che una ragazzina di otto anni avesse visto la morte con i propri occhi, ma che ci fossero voluti ben otto anni perché ciò accadesse. Appena un secolo fa, sarebbe stato davvero insolito che un bambino non avesse mai assistito in prima persona a un decesso.

C’è in atto un vero e proprio complotto. Vogliono far sparire la morte.

Una ragazza non dimenticherà mai la prima volta in cui ha dovuto rasare un cadavere.

Ma naturalmente la morte non può sparire. Non possiamo liberarci di quell’ombra agghiacciante che striscia alle nostre spalle dal momento stesso in cui emettiamo il primo respiro.

Possiamo però nasconderla.

Caitlin se ne rende conto quando inizia a lavorare alla Westwind, agenzia di cremazione. Si troverà a contatto con tutti gli aspetti più respingenti della morte: imbalsamazioni, corpi putrefatti, che sono stati a lungo in acqua, divorati da malattie.

Per quanto possa trattarli amorevolmente, lei rimane un’estranea per gli ultimi resti di quelle persone. Sono dei pezzi su una catena di montaggio, e il loro ultimo passaggio su questa terra è solo la fase di un meccanismo. Non è così che dovrebbe andare la storia.

Nel corso della storia dell’umanità la cultura della morte ha prodotto un’infinità di riti finalizzati ad aiutare i vivi a separarsi dai morti che hanno amato. Il cannibalismo dei wari, il rito giapponese per collocare i frammenti di osso nell’urna, l’uso degli antichi romani di lavare le ossa nel latte, ( e molto altro ancora) hanno lasciato il passo in Occidente a un’industria iperefficiente.

Abbandoniamo i corpi dei nostri cari alle mani di estranei prezzolati che li imbalsamano, infiocchettano, truccano, vestono: e ci priviamo così dell’unica possibilità che abbiamo di salutarli per sempre. Non li vediamo mai morti davvero.

La salma poteva, e doveva, diventare un prodotto.

Cover FUMO NEGLI OCCHI Caitlin Doughty

L’ordine della Buona morte

Fumo negli occhi è una lettura portentosa perché non si tratta solo di um memoir, ma di un vero e proprio romanzo di formazione narrato in prima persona dalla protagonista.

Dire che da grandi poteri derivano grandi responsabilità è forse scontato: ma il destino di Caitlin è , evidentemente, proprio la continua ricerca di un modo di mettere a frutto la sua spiccatissima consapevolezza della morte.

Nel corso della lettura impariamo moltissimo su come le varie culture si sono relazionate con la morte; ma veniamo anche messi faccia a faccia con quella che è la grande sfida culturale del nostro secolo, fare pace con la morte vivendo in un sistema che fa di tutto per farcela dimenticare.

La morte è l’unica grande forza che ci rende tutti uguali gli uni agli altri.

Solo che nel contesto capitalistico attuale nessuno vuole essere uguali a tutti gli altri.

La morte è diventata un’enorme supermercato in cui fare l’ultimo shopping, nell’illusione di poter, ancora una volta, esprimere la nostra personalità .

Alla fine del suo percorso Caitlin trova la sua strada fondando l’ Ordine della buona morte, un movimento che invita all’accettazione della morte in tutti i suoi aspetti più respingenti: la decomposizione , la morte nostra e dei nostri cari.

Chiudiamo il libro con una strana sensazione di pace, dopo aver conosciuto meglio l’ombra che sta alle nostre spalle.

La morte verrà a bussare alla nostra porta in ogni caso.

Forse è meglio accoglierla come una vecchia amica, piuttosto che come un terribile nemico.

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