Libri ed editoria, Russia

David Benioff. La città dei ladri.

A volte succede per davvero: i social adempiono al compito per cui furono creati in origine: far sì che persone che altrimenti non si sarebbero mai incontrate si conoscano e diventino amiche.

E quando capita è bellissimo, e merita di essere celebrato.

Io e Eleonora (alias Vivere tra le righe: andate a curiosare sul suo bellissimo blog  http://viveretralerighe.blogspot.it/) ci siamo conosciute proprio così: da uno scambio di commenti su Instagram è nata una lunga conversazione, che passo passo si trasforma in amicizia. E tutto questo senza esserci mai incontrate.

Per festeggiare il nostro incontro, abbiamo deciso di intraprendere una serie di letture condivise. Perché si sa, in due si legge meglio, e ci si diverte anche di più.

La prima lettura scelta è La città dei ladri di David Benioff, colorita avventura ambientata nella Leningrado stretta nella morsa dell’assedio fascista, con cui l’autore ripercorre le avventure del nonno durante la Seconda Guerra Mondiale.

Siete pronti a conoscere Lev e Kolja, e a volere un gran bene a un ladro e a un disertore?

Mio nonno uccise due tedeschi a coltellate prima di compiere diciotto anni…

Lev ha derubato il cadavere di un paracadutista tedesco. Kolja ha fatto perdere le sue tracce al proprio reggimento per poter discutere la sua tesi di laurea ( o almeno così sostiene lui).

Ed entrambi questi atti, in una Leningrado gelata e affamata, che si sforza di tenere i lupi nazisti fuori dalla porta, hanno una sola pena: la morte.

Ma per loro fortuna sulla strada di Lev e Kolja compare un’inaspettata salvezza: un colonnello disposto a tutto per mettere le mani su dodici uova, necessarie per cucinare la torta nuziale per sua figlia. I due male assortiti compagni hanno meno di una settimana per pescare la dozzina di uova che li separa dalla libertà.

la-citta-dei-ladri-9788865590119

 

Dodici uova o dodici sedie?

Nella loro ricerca Lev e Kolja si imbattono in una galleria di personaggi meravigliosamente russi, e in questo la loro avventura sembra ricalcare le vicende di un grande classico della letteratura sovietica, Le dodici sedie di Il’ja Il’f e Evgenij Petrov.

Nel 1927 il modesto impiegato  Ippolit Vorob’janinov scopre che la suocera, ormai in punto di morte, ai tempi della Rivoluzione aveva nascosto un enorme tesoro in diamanti nell’imbottitura di dodici sedie.

Ma nel turbine rivoluzionario le sedie sono state sparse per tutta la Russia; e la suocera muore prima di poter dire a Ippolit quale sia la sedia giusta.

Parte così una caccia alle sedie, che coinvolgerà diversi personaggi, e che porterà Ippolit, per quanto riluttante, a fare società con l’affascinante Ostap Bender, giramondo e avventuriero originario di Odessa.

Ippolit e Ostap percorreranno la Russia intera, bisticciandosi e infilandosi nei pasticci: dove Ippolit è modesto, pavido, ottuso (il tipo “topo da cancelleria” come dicono i russi) Ostap è invece pirotecnico, pieno di trovate e risorse.

 

Le dodici sedie

Il rapporto che lega Lev e Kolja si avvicina a quello di Ippolit e Ostap, anche se nasce da basi completamente diverse.

Lev è ebreo, Kolja un cosacco. Lev è prudente, insicuro, a volte fifone: Kolja spaccone, donnaiolo, avventato. Kolja dovrebbe essere il nemico naturale di Lev, dato che nella tradizione russa i cosacchi sono noti per la loro fama di uccisori di ebrei. Eppure da subito gli si affeziona e lo protegge come se fosse il suo fratello minore.

Ma la Russia dove si muovono loro è ben diversa da quella delle Dodici sedie. Leningrado, la magica Pietroburgo, è ridotta a un incubo spettrale, abitato da cannibali e colma di cadaveri, un luogo dove le paure ancestrali del popolo russo diventano realtà:

Vivevamo in una città dove le streghe si aggiravano per la strada: Baba Jaga e le sue sorelle ghermivano i bambini per farli a pezzi.

Eppure la vita continua. Nelle spacconate di Kolja, nell’amicizia tra lui e Lev, in un gallina che si rivela essere un gallo. Le uova verranno trovate. Molto altro andrà perduto, inclusa l’innocenza.

photo-1518569656558-1f25e69d93d7

Pietroburgo cane nero

Come faccio spesso, voglio lasciarvi con una canzone.

Ma anche con un invito.

Non dimenticate una parola di quello che leggete, della sofferenza della gente di Leningrado. Senza di loro chissà se avremo vinto la guerra contro la bestia.

Leningrado-San Pietroburgo è sempre stata nella coscienza russa una città magica, ma di una magia impregnata di morte, malsana. C’è qualcosa di innaturale nella sua stessa collocazione, in bilico su una palude, tra ghiacci e nebbie.

I DDT, gruppo rock che adoro, la paragonano a un cane nero di pietra, che osserva con indifferenza tutto ciò che avviene tra le sue mura.  

Vi lascio con loro, e con Eleonora… accorrete da lei per leggere ancora su La città dei ladri! (trovate la recensione su http://viveretralerighe.blogspot.it/2018/04/la-citta-dei-ladri-uno-scrigno-pieno-di.html#more)

Pietroburgo cane nero, il muso tra le zampe, nella polvere si spengono i tuoi occhi di ghiaccio. Stanotte io odoro il tuo odore di pietra, bevo i nomi delle strade, delle case, dei treni.

Pietroburgo cane nero…in via Volkov ululano i lupi, e pare proprio che domani sarà tutto ancora più allegro. Questa belva non si affretta mai da nessuna parte.Questa notte non chiama mai nessuno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.