Alfabeto Sovietico, Russia

Alfabeto sovietico: C come Čapaev

Vita e morte di Vasilij Čapaev: come un comandante dell’Armata Rossa è entrato a far parte dell’immaginario popolare.

Continua l’Alfabeto Sovietico, strampalato prontuario per darvi qualche punto fermo nel maremagnum della cultura sovietica.

Negli episodi precedenti, abbiamo parlato dell’arte di agitazione e della avventurosa venuta al mondo del Partito Bolscevico.

Oggi è il turno di Vasilij Čapaev, un comandante dell’Armata Rossa che, seppur perito nella Guerra Civile, è riuscito ad entrare nell’immaginario sovietico al punto tale da superare la grande muraglia temporale del crollo dell’Urss, ed impiantarsi nella cultura popolare successiva.

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È diventato il protagonista di libri, film, di un’infinità di barzellette; ha incarnato il prototipo dell’eroe nato dal popolo, dell’impavido che accorre all’ultimo minuto in soccorso dei suoi.

Ma chi era veramente Čapaev?

La Russia lavata dal sangue

Non è semplice rendersi conto delle proporzioni della Guerra Civile russa, scoppiata quasi a ridosso della Rivoluzione d’Ottobre.

Per tre anni il Paese si sfalda in una marea di fronti, le nazioni europee invadono la Russia nel tentativo di soffocare la rivoluzione bolscevica, mentre nelle campagne il conflitto degenera in una lotta tra contadini rossi e contadini bianchi.

Si tratta del periodo romantico della rivoluzione, in cui dal caos generale emergono figure di incredibili combattenti, uomini e donne tenacemente convinti della bontà della causa e capaci di rovesciare intero per poter vincere.

Nasce il mito dell’Armata Rossa, che si alimenta proprio delle vicende di questi personaggi.

Tra loro c’è Vasilij Čapaev, nato nel 1887 in una famiglia contadina. Nel corso della Prima Guerra Mondiale viene mandato al fronte, dove si copre di onore e riceve diverse onorificenze. Ma nell’estate del 1917  Čapaev si iscrive al Partito Bolscevico, e quanto ha imparato nell’esercito zarista viene da lui messo al servizio della lotta di classe. Diventa uno degli organizzatori delle file dell’Armata Rossa nel fronte degli Urali.

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Vasilij Čapaev

Nel 1919, le guardie rosse vengono attaccate all’improvviso mentre si riposano accampate nell’avamposto di LbiščenskČapaev combatterà furiosamente per difendere la posizione; quando tutto sarà perduto tenterà di attraversare la Volga a nuoto, per venire freddato da un cecchino bianco.

La Guerra Civile finirà solo due anni più tardi, nel 1921.

Ma se il nostro eroe è morto così presto, e in una semplice incursione, come mai è diventato, per l’appunto, un eroe?

Čapaev e Furmanov

La chiave della popolarità di Čapaev ha radici in un avvenimento del tutto consueto in tempi di guerra:  nel reggimento di Čapaev arriva un nuovo commissario, Dmtrij Furmanov. Il rapporto tra i due sarà spesso tutt’altro che semplice ( i soliti pettegoli riferiscono che Čapaev aveva una relazione con la moglie di Furmanov): ma il giovane commissario rimane folgorato dalla figura del condottiero rosso.

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Dmitrij Furmanov ritratto da Sergej Maljutin nel 1922

Dmitrij Furmanov non è solo un commissario politico, ma anche un corrispondente di guerra. In tutti i suoi racconti, nelle pagine dei suoi diari, nei bozzetti, ritorna continuamente la stessa figura: Čapaev.

Proprio alla fine del condottiero nella disfatta di  Lbiščensk Furmanov dedica uno dei suoi racconti più potenti e crudi.

Nel 1923 la vita sta riprendendo lentamente un corso più o meno normale. Gli eroismi e le tragedie della Guerra Civile si allontano nella memoria: ed è proprio in quest’anno che Furmanov  pubblica il suo romanzo Čapaevdedicato al nostro condottiero.

capaev copertina

Il personaggio centrale del romanzo è il giovane commissario politico Fedor Klyčkov, sotto le cui spoglie si nasconde lo stesso Furmanov.

Klyčkov è affascinato da Čapaev e lo inserisce nella tradizione dei grandi condottieri contadini come Pugačev e Stenka Razin (che avevano capeggiato le rivolte nelle campagne rispettivamente alla fine del Settecento e del Seicento); allo stesso tempo, però, si rende conto della sua mancanza di istruzione e cultura politica.

Il giovane commissario decide quindi di conquistarsi la fiducia di Čapaev e spingerlo così, una volta finita la guerra, ad intraprendere un percorso di formazione. Il romanzo diventa quindi anche la storia della formazione di Klyčkov , che per poter impressionare il comandante deve in primo luogo imparare a condursi in battaglia e ad agire valorosamente.

Klyčkov e Čapaev diventeranno grandi amici: ma poco prima dell’incursione cosacca a Lbiščensk il commissario viene assegnato a un’altra divisione.

Da Lbiščensk, come sappiamo, non ci sarà ritorno per Čapaev.

Il romanzo ebbe una grandissima popolarità, diventando l’opera più famosa di Furmanov.

Čapaev al cinema

Nel 1927 Furmanov muore, lasciando irrealizzato il sogno di girare un film tratto dal suo romanzo.

Il suo desiderio verrà ripreso nel 1934 dai fratelli registi Vasil’ev. I tempi sono ormai radicalmente cambiati: Stalin guida l’Urss, si è da poco concluso il Primo Piano Quinquennale, e i tempi eroici appaiono quanto mai lontani.

Stalin però ha le idee chiare: nell’epopea bellica sa che può trovare il materiale e i personaggi necessari a nutrire l’immaginario popolare che sta cesellando, basato su una forte omogenizzazione e unità del popolo. 

Per completare di slancio la grande corsa all’industrializzazione, i cittadini sovietici devono credere in maniera quasi religiosa nelle capacità creatrici del proletariato. Ogni sfida può essere risolta se ci si crede con sufficiente ardore.

Quale migliore esempio di Čapaev?

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La sceneggiatura, basata sugli appunti lasciati da Furmanov e lavorati poi dalla moglie, viene totalmente rinnovata diverse volte, grazie anche ai “suggerimenti” di Stalin.

Proprio Stalin vorrà inserire la linea “romantica” tra Pet’ka, l’attendente di Čapaev, e l’addetta alla mitragliatrice Ankache diventerà a sua volta l’incarnazione dell’eroina del popolo russo.

Čapaev viene svuotato di quasi tutte le caratteristiche personali e umane per trasformarsi nel monumento cinematografico all’eroe sorto dal cuore pulsante del popolo russo. È un tipo di imbalsamazione culturale in cui Stalin è particolarmente abile: altri esempi eccellenti di questo svuotamento della persona per trasformarla in mito sono Lenin e Majakovskij.

Čapaev è entrato ormai nel gotha dell’immaginario sovietico: e non c’è da stupirsi che ai tempi della Grande Guerra Patriottica, quando la Germania nazista invaderà l’Urss, il film verrà diffuso con un finale alternativo: Čapaev riesce, seppur ferito, ad attraversare il fiume, per incitare le Guardie Rosse che l’hanno soccorso (e quindi, per interposta persona, gli spettatori) a continuare a lottare ferocemente contro il nemico (bianchi o nazisti, è la stessa cosa).

Capaev film

Čapaev è vivo e lotta insieme a noi

Come reazione all’imbalsamazione culturale che ha trasformato una guardia rossa in un santino, l’immaginario popolare sovietico produce una sfilza di aneddoti e barzellette su Čapaev che hanno lo scopo di farlo tornare con i piedi per terra, di riportarlo a una dimensione umana.

Čapaev nelle barzellette torna ad essere quello che probabilmente era nella realtà: un soldato sboccato, di decisioni rapide e spesso senza mezzi termini. Beve, va a donne, ma allo stesso tempo continua ad essere l’uomo del popolo russo, che dice la sua su tutto.

E in questo processo vengono coinvolti anche Pet’ka e Anka, che tornano finalmente a respirare come esseri umani anche loro.

-Vasilij Ivanovič, come si scrive “petto”? Con una o con due t? -Pet’ka, scrivilo alla buona: scrivici puppe. – Ma che io la vostra rivoluzione l’ho forse difesa con le puppe?

–Vasilij Ivanovič, come vi rapportate alla repressione staliniana? – E che sarebbe? -Beh, quando spedivano la gente nei campi… -Male! Malissimo! I controrivoluzionari vanno fucilati sul posto, senza se e senza ma!

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Ho visto Čapaev!
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Anka! Karenina! Resisti…

Tale è la forza di questo Čapaev rinato e tornato uomo che il condottiero supera con un balzo il crollo dell’Urss, insieme a Pet’ka  ed Anka, per trovare il suo posto nella cultura post-sovietica.

Nel romanzo San’ka di Zachar Prilepin, uscito nel 2006, l’eroe del protagonista, è proprio Čapaev; allo stesso modo, un Čapaev convertitosi al buddismo è al centro di un altro romanzo cardine del postmodernismo russo, Il mignolo di Budda di Viktor Pelevin (il cui titolo originale è  Čapaev i pustota – letteralmente, Čapaev e  il vuoto).

Capaev graffiti
Spara, Anka! Salviamo i nostri!

Insomma, Vasilij Ivanovič è ben lontano dallo scomparire dalle scene.

Non è la prima volta che guardo Čapaev, eppure ogni volta spero che riesca ad attraversare a nuoto il fiume.

dice una popolare battuta.

Forse, a modo suo, alla fine ce l’ha fatta.

2 pensieri riguardo “Alfabeto sovietico: C come Čapaev”

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