Libri ed editoria

Daniele Titta. Sempre meglio della realtà.

Il loro era un amore in prestito. Li legava il terrore di morire da soli, abbandonati a se stessi.

C’è una canzone che ho ascoltato spesso dall’inizio di quest’anno . Si chiama Lucifer’s the light of the world ed è stata scritta dal cantautore americano King Dude. È una canzone priva di particolari fronzoli, solo voce e chitarra, estremamente cupa. Adatta a un Sabba, o a un mondo che lentamente impazzisce e svanisce nelle tenebre.

Questo è il destino del pianeta Terra nei racconti di Daniele Titta, raccolti in Sempre meglio della realtà (Casa Sirio).

Nel cielo compare una misteriosa, gigantesca entità, denominata Geenna. Enorme nave stellare in decadenza, Geenna si avvicina alla Terra, e scoppia il caos.

Lucifero è la luce, Lucifero è la luce del mondo

Di volta in volta ci troviamo in un momento della storia diverso: Titta va avanti e indietro nel tempo, e ogni racconto si colloca in un punto diverso di una mappa immaginaria. A volte Geenna si sta ancora avvicinando; in altri l’incubo è appena scoppiato, in altri ancora ci troviamo in una prospettiva avvitata su sé stessa, dove l’uomo nel tentativo di salvarsi ha finito per procurarsi ancora più danni.

Anche il nemico rimane poco chiaro: in diversi racconti viene chiamato Lucifero, eppure non arriviamo mai alla conclusione se si tratti dell’angelo caduto in persona, di una qualche entità aliena che ne ha preso il nome – o a cui il nome è stato affibbiato- o di qualcos’altro ancora.

Chi o cosa sia Lucifero, in realtà , è poco importante. Per l’autore , invece, è cruciale cosa accada quando ciò a cui diamo il nome di umanità si sgretola sotto l’impeto delle pulsioni interne ed esterne.

Where is my mind?

Nel mondo e nella mente umana disgregate ritroviamo una serie di punti comuni, che ritornano, come una sorta di ritornello, in tutti i racconti.

Uno è la deformazione del corpo, spesso descritta in maniera morbosa: è il caso della trasformazione in lumaca in Traffico intenso tra Barberino e Roccobilaccio; dell’ibrido uomo-delfino in Il sogno del Delfino; o delle terribili mutazioni che occorrono ai malati di Cornelius.

Al deformarsi dei corpi segue quello dei rapporti uomo-donna, ridotti spesso a un reciproco usarsi e contaminarsi di tipo puramente sessuale, nel disperato tentativo di trovare nel calore della carne una medicina, un narcotico a quel terribile incubo in cui si è trasformata la realtà . Nessuno, del resto, ambisce a morire solo, senza un poco di illusorio calore. Torniamo animali, che peraltro sono un’altra presenza ossessiva della narrazione, a costituire una sorta di specchio per l’umanità devastata.

I sentimenti reali lasciano la sfera umana per trasferirsi altrove, in rapporti-ossessioni di varia foggia come quello dell’uomo innamorato del suo appartamento (Lo spazio vuoto) o nel rapporto “materno” tra la protagonista e l’orrido gatto mutante Cornelius.

In generale, infine, l’ignavia sembra colpire più gli uomini, – descritti come imbelli, nel migliore dei casi, o come dei maniaci, nel peggiore- mentre le donne mantengono una sorta di loro incrollabile caparbietà che a volte giunge a renderle odiose.

O capaci di gesti straordinari, dettati da un amore che sembra essersi svuotato senza che loro ci abbiano fatto caso: ho in mente la mamma di Formiche nello zucchero, che con immacolata efficienza copre le tracce del figlio omicida seriale, o la Valeria di Traffico intenso tra Barberino e Roccobilaccio, che si prende cura fino alla fine del compagno trasformatosi dopo lungo strazio in un mollusco gigante.

Solo nell’ultimo racconto vediamo un barlume di speranza, regalatoci da un fratello e una sorella che si amano e che in virtù di questo amore si ribellano ai genitori e a una società umana trasformatasi in una specie di formicaio gigante separato dal mondo esterno contaminato.

Caligari e Cibele, novelli Adamo ed Eva, fuggono verso l’esterno. Li aspetta un nuovo Paradiso e una rigenerazione dell’umanità , oppure una delle morti terribili a cui ci siamo abituati leggendo i racconti precedenti?

Vi lascio la colonna sonora di questa recensione: oltre alla già citata Lucifer’s the light of the world, aggiungerei un grande classico, Where is My mind. Una combo perfetta per inoltrarci in un mondo che si spegne a poco a poco, nel dolore e nella follia.

https://youtu.be/xGJVaF9jbiA

https://youtu.be/SjJHH6IL3Nc

2 pensieri riguardo “Daniele Titta. Sempre meglio della realtà.”

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