Alfabeto Sovietico, Russia

Alfabeto sovietico: B come bolscevismo

Ecco a voi il secondo episodio dell’Alfabeto Sovietico, leggiadro prontuario per orientarvi nella cultura e nella letteratura dell’URSS.

C’eravamo lasciati dopo aver imparato la nascita e lo sviluppo dell’arte d’agitazione, elemento culturale fondamentale per la comunicazione tra Partito e masse, ancora prima dell’Ottobre.

A questo giro, invece, parleremo di come è nato e sviluppato quel movimento che ha portato alla Rivoluzione d’Ottobre: spalancate gli occhietti entusiasti, perché è una storia complessa, e, a modo suo, piena di colpi di scena.

Raccontare la storia del Partito bolscevico è lungo e complesso: ho optato per individuare alcuni dei momenti fondamentali che possono aiutare a farsi un’idea più precisa di quale sia stato il loro sviluppo.

Stagione 1: Ouverture

A metà degli anni Ottanta dell’Ottocento iniziarono a formarsi nel territorio russo i primi gruppi social-democratici, che si dedicavano allo studio della letteratura marxista e ne diffondevano gli ideali nelle classi popolari.

Sottoposti alla feroce repressione del regime zarista, le organizzazioni clandestine si rivelarono più dure da sradicare del previsto: dimostrarono di avere una testa d’idra, e per ogni rivoluzionario giustiziato o esiliato in Siberia ne spuntavano fuori altri due, per di più ulteriormente radicalizzati dal destino dei loro compagni.

Attraverso un graduale processo di unificazione, uno dopo l’altro i gruppuscoli si fusero in realtà più grandi: nel 1887 nasce il Bund, Unione generale dei lavoratori ebrei della Lituania, Polonia e Russia. Otto anni più tardi, a San Pietroburgo, viene fondata l’Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia. Fondamentale è l’apporto di un certo Uljanov: Lenin in persona.

Ed è il 9 marzo 1898, infine, che il processo di cementificazione delle realtà marxiste russe giunse a conclusione: i delegati delle principali organizzazioni ( oltre al Bund e alll‘Unione di Lotta per l’emancipazione della classe operaia partecipa anche la Rivista dei lavoratori di Kiev.) si riunirono a Minsk nella casa del ferroviere P. V. Rumjancev.

I partecipanti al Congresso annunciano la formazione del Partito Operaio Social Democratico Russo: vengono scelti il Comitato Centrale e la testata ufficiale e viene approvato il Manifesto. La tanto agognata fusione, però, non ci sarà: pochi giorni dopo quasi tutto il Comitato Centrale viene arrestato.

Stagione 2: Il II Congresso, ovvero il Big Bang

Il POSDR potrà riunirsi nuovamente solo cinque anni più tardi, nel 1893, sballottato tra Bruxelles e Londra. Dopo le prime riunioni, infatti, la polizia belga aveva intimato ai partecipanti di abbandonare il Paese.

In tutto vennero chiamate a raccolta 26 organizzazioni diverse. L’obiettivo era quello di portare a termine quanto cominciato nel 1898, approvando un programma ufficiale del Partito.

I partecipanti al Congresso

Ma dopo cinque anni erano entrati in gioco diversi nuovi fattori:

  • a partire dal 1900 la testata Iskra era diventata l’organo ufficiale del Partito, e la sua redazione aveva avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione del Congresso.
  • nel 1902 Vladimir Lenin pubblica la sua opera Che fare? dove teorizza la costituzione di un partito disciplinato e centralizzato composto di attivisti a tempo pieno.
  • All’interno della redazione dell’Iskra erano frequenti le dispute già da prima del Congresso. In più, i contrasti tendevano a cronicizzarsi, dato che la redazione era composta da sei membri (Plechanov, Lenin, Martov, Potresov e Aksel’rod e Zasulič) e quindi le votazioni era condannate a finire in parità. Lenin tentò diverse volte di cambiare la posizione a suo favore, tentando di inserire Lev Trockij come settimo membro ( finendo per essere bloccato da Plechanov) o di eliminare Potresov, Aksel’rod o Zasulič.

Tutto questo porta all’esplosione del sistema partito e alla sua frammentazione in due fazioni, bolscevichi e menscevichi. In pratica era stato ottenuto l’esatto contrario dell’obiettivo iniziale.

Lo scisma venne provocato da un dissidio insanabile sulle condizioni di iscrizioni al Partito.

  • Lenin sosteneva che per venire accettati in qualità di iscritti si dovesse adempiere a due condizioni fondamentali:fare proprio il programma del Partito e sostenere il movimento sia con mezzi materiali sia che con la partecipazione attiva in una delle organizzazioni;
  • Jurij Martov, invece, prediligeva una concezione più elastica del Partito, che prevedesse una partecipazione attiva meno impegnativa e quindi una maggiore base.

Dobbiamo ricordarci che nella Russia zarista l’attività politica clandestina veniva punita con la pena capitale o l’esilio in Siberia. Non tutti i candidati iscritti potevano avere il coraggio di rischiare così tanto: l’obbligo di partecipazione rischiava quindi di restringere il numero degli iscritti. La posizione di Lenin, tuttavia, garantiva iscritti di maggiore “qualità”, totalmente dedicati alla causa proprio in virtù dei rischi che correvano.

Ma le divergenze non erano finite lì: la crepa era destinata ad allargarsi ulteriormente coinvolgendo l’idea stessa di come si dovesse gestire il passaggio tra sistema capitalista e sistema socialista:

  • fazione di Lenin: la classe operaia deve guidare la Rivoluzione anti-zarista, procedendo poi verso la costruzione del mondo socialista;
  • fazione di Martov: è impossibile fare una rivoluzione operaia in una nazione dove gli operai sono una percentuale minima della popolazione. Bisogna lasciare che la borghesia guidi il passaggio dall’autocrazia alla democrazia, e poi, quando la società russa sarà più progredita e la classe operaia più forte, procedere alla rivoluzione socialista.

Per i menscevichi, le posizioni di Lenin indicavano una pericolosa inclinazione verso un Partito totalitarista e inflessibile sulle questioni ideologiche: un mix inquietante in un Partito Social Democratico che era nato dal coagularsi di gruppi diversissimi tra loro.

Con queste premesse era chiaro che una ricomposizione delle frazioni sarebbe stato molto difficile.

I bolscevichi optarono quindi per la stesura di un loro programma, basato su un partito con un’organizzazione strettamente centralizzata che si qualificava come estrema opposizione rivoluzionaria che rifuggeva dall’alleanza con forze moderate.

Stagione 3: Disordini interni e minacce esterne

La separazione delle due correnti non mise fine alle dispute ideologiche, che si estesero invece all’interno delle singole fazioni.

La situazione era ulteriormente complicata dagli avvenimenti rivoluzionari del 1905, che, maturata in maniera più o meno spontanea, offriva una considerevole sfida alle concezioni dei rivoluzionari di professione.

All’interno dei bolscevichi la troika che supervisionava l’attività della frazione (Lenin, Krasin e Bogdanov) in seguito al 1905 si era sfaldata, non riuscendo a trovare un accordo sulle modalità con cui doveva proseguire l’impegno politico.

lenin Bogdanov Krasin

Bogdanov – e, in parte, Krasin– insieme al gruppo che si riuniva intorno al giornale Vperëd, propagandavano un’azione di ultra-sinistra incentrata sull’attività illegale; Lenin, sostenuto dalla maggioranza della frazione, sosteneva invece che per rimanere legati alla massa operaia bisognasse al contrario operare su entrambi i fronti, affiancando all’attività clandestina la partecipazione alla Duma e ai sindacati.

Questo fa sì che all’interno dei bolscevichi si creiino tre correnti: i leniniani, i vperëdcy e i conciliatori, ossia quei membri che sono favorevoli a una riappacificazione con le ali più moderate.

La corrente bodganoviana dopo un’iniziale successo venne stroncata dalla mancanza di prospettive di una nuova insurrezione; contemporaneamente, il boicottaggio della Duma da loro operato aveva finito per favorire i menscevichi, che avevano la maggioranza dei deputati del Posdr. La disputa tra Bogdanov e Lenin, che aveva finito per estendersi a macchia d’olio coinvolgendo argomenti strategici, politico-programmatici e teorico-filosofici, si concluse con l’espulsione di Bogdanov dal movimento bolscevico.

In più , i nostri hanno a che fare anche con quei parenti- serpenti che sono ormai diventati i menscevichi: nel 1907 questi ultimi chiederanno la liquidazione di tutti quei movimenti che si occupano di quelle peculiari attività dette esproprijacii, espropriazioni: rapine finalizzate al recuperare i fondi necessari a mandare avanti la lotta rivoluzionaria. Poco tempo dopo questa risoluzione , a verrà compiuta una espropriacija particolarmente eclatante per l’entità del bottino. Tra gli organizzatori c’è un ex-seminarista georgiano: il suo cognome è Džugašvili, ma lui si fa chiamare Stalin.

La frattura definitiva avviene nel 1912, quando dai bolscevichi leniniani viene indetta la Conferenza di Praga, finalizzata ad espellere dal Partito i liquidatori e a sancire la supremazia delle cellule politiche illegali su quelli legali, e quindi inserite nel sistema. A quella di Praga segue una contro-conferenza organizzata a Vienna dai menscevichi con la partecipazione del Bund, di movimenti nazionali e di alcuni gruppi social-democratici. Viene formulato un programma alternativo, basato, fondamentalmente, sulla richiesta di maggiori libertà politiche, in modo da favorire, non si sa bene come o quando, la pretesa di una repubblica democratica.

Stagione 4: La Rivoluzione

Russia, 1917: riassunto delle puntate precedenti.

All’entusiasmo per la Rivoluzione di Febbraio è seguita una lunga stasi, che ha impedito la risoluzione dei problemi che hanno portato al rovesciamento dello zarismo: la Russia è ancora impegnata nella prima Guerra Mondiale, che si sta rivelando disastrosa per il Paese; le terre non sono state ridistribuite ai contadini.

il Governo Provvisorio tentenna, pasticcia, non riesce a fare muovere in avanti la Russia, impantanata in un circolo vizioso: per fare le riforme necessarie bisogna eleggere un’Assemblea Costituente; ma organizzare le elezioni senza aver fatto prima le riforme è semplicemente impossibile.

Lenin è ancora in esilio in Svizzera, e menscevichi e parte dei quadri dirigenti bolscevichi (Stalin compreso) prediligono la strada della rivoluzione borghese, una sorta di traghettamento morbido della Russia verso la modernità, rimandando la rivoluzione socialista a data da destinarsi . L’insoddisfazione popolare aumenta.

Lenin decide che è il momento di tornare.

I bolscevichi accolgono Lenin al suo arrivo con tutti gli onori, ma il leader è infuriato: durante la sua assenza i suo interventi sulla Pravda non sono stati tenuti in considerazione, e la sue indicazioni sono state ignorate.

Durante il lungo viaggio di ritorno ha concepito le Tesi di Aprile, che d’ora in poi dettaranno le linee di azione: la guerra mondiale deve diventare guerra civile e di classe, attraverso la propaganda anche sul fronte nemico- i soldati devono rivolgere le armi contro chi li sfrutta e non contro i propri fratelli; il Partito bolscevico deve prepararsi a condurre la rivoluzione dalla prima fase borghese alla fase socialista; verranno realizzate la distribuzione delle terre ai contadini e la nazionalizzazione delle banche; il Partito lascerà il nome di social=democratico per chiamarsi comunista, dato che i social-democratici hanno tradito la fiducia del popolo; la Russia sarebbe diventata Repubblica dei Soviet operai e contadini e l’esercito smettere di esistere per essere sostituito dall’armamento di tutto il popolo.

Lenin naturalmente sa che la sua strada condurrà lui e il Partito alla presa violenta del potere; ma capisce anche che si tratta di un percorso molto insidioso.

Basta un inciampo, uno soltanto, per fallire, e allontanare forse per sempre la prospettiva di una rivoluzione socialista. Il leader bolscevico lascia allora montare piano piano lo scontento popolare, premurandosi, allo stesso tempo, che tale scontento inizi a considerare l’opzione bolscevica come unica soluzione.

Vista a posteriori, la Rivoluzione d’Ottobre sembra quasi un miracolo, visto che per arrivarci i bolscevichi dovranno affrontare:

  • il dissidio all’interno del Partito, visto che la maggioranza è in realtà contraria all’insurrezione;
  • un’insurrezione imprevista e spontanea a luglio, che viene schiacciata dal Governo Provvisorio e porta all’arresto di diversi leader e auna nuova fuga di Lenin;
  • il tentativo di colpo di Stato controrivoluzionario del generale Kornilov ad agosto, sventato in gran parte grazie all’impegno dei volontari bolscevichi.

Se non mi soffermo con precisione su questi avvenimenti è perchè conto di dedicare un capitolo a hoc all’Ottobre.

Attraverso tutti questi passaggi rocamboleschi, il 26 ottobre (7 novembre) 1917 i bolscevichi prendono il potere. Hanno raggiunto l’obiettivo che hanno perseguito fin dall’inizio: la Rivoluzione Socialista si è compiuta.

Ci metteranno poco a capire che in realtà la lotta per costruire uno Stato socialista è appena cominciata : ma questa è un’altra storia.

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