Russia

Come non organizzare una mostra sull’Ottobre russo.

Shit happens. Partiamo da questo semplice e comprensibile presupposto per inoltrarci in una serie di questioni più complesse.

Premessa: l’autunno scorso scopriamo, con sorpresa ed entusiasmo, che la Tate Modern di Londra sta per aprire una mostra sul Centenario della Rivoluzione d’Ottobre, facendosi vanto di aver pescato negli immensi archivi di David King, grafico e collezionista che ha iniziato a mettere insieme la sua collezione negli anni Settanta.

Secondo le parole della presentazione ufficiale della Tate, avrebbe dovuto essere l’occasione per vedere poster, foto, e grafiche difficilmente accessibili al pubblico.

Tripudio e gaudio, insomma. Il mio compagno non era mai stato a Londra, quindi, ohibò, quale miglior pretesto per organizzare un viaggio nelle terre di Albione?

Tra le altre cose, David King ha creato dalle proprie collezioni una serie di libri innovativi sugli sviluppi successivi della Rivoluzione e ai legami tra arte e propaganda.

Tutto perfetto, parrebbe.

Invece no.

red star over russia locandina

Red Star Over Russia si proponeva l’obiettivo di ricostruire l’evoluzione nella cultura visiva sovietica nel suo primo grande ciclo, quello che va dalla Rivoluzione all’anno immediatamente successivo alla morte di Stalin.

Il filo conduttore della mostra, inoltre, era il doppio racconto generato dall’affiancare l’arte di agitazione e le fotografie degli eventi reali.

Purtroppo, nonostante i nobilissimi intenti, la riuscita della mostra era viziata da tutta una serie di mancanze concettuali:

  • a che tipo di spettatore era destinata questa mostra? Non è chiaro. I materiali proposti erano ampiamente noti a qualsiasi specialista, e non proponevano nulla di nuovo. Al tempo stesso, però, la curatela era insufficiente per permetterne la fruizione a un pubblico generalista. Le didascalie dei manifesti, ad esempio, non riportavano traduzione degli slogan russi in lingua inglese, oppure si trattava di traduzioni parziali.
  • il filo conduttore era intermittente, a voler essere gentili e per non dire che mancava del tutto. Questo in particolare si percepiva quando si passava da una sala all’altra. C’era una sala che conteneva manifesti, seguita da una che conteneva riviste, seguita da una che conteneva dipinti, seguita da una che mostrava  foto delle vittime della repressione staliniana.  Questi bruschi cambi di argomento erano solo fonte di confusione.
  • Cronologia pasticciata. Manifesti di agitacija, foto, dipinti appartenenti a diversi momenti storici vengono raggruppati tutti insieme in maniera casuale, senza che si possa riconoscere un criterio organizzativo di sorta.

Queste carenze sono particolarmente irritanti perché finiscono per oscurare anche quei materiali che spiccavano nella generale banalità, come ad esempio le opere originali di Rodčenko, i numeri della rivista Levij Front Iskusstv (la rivista creata dal movimento artistico del circolo di Vladimir Majakovskij) o il documentario curato da King stesso sull’evoluzione della figura di Trockij nel corso del primo decennio successivo alla Rivoluzione.

Alcuni numeri della rivista Lef
Alcuni numeri della rivista Lef
Fiancata di un agit-poezd, treno dedicato alla diffusione di materiali per l'agitacija.
Fiancata di un agit-poezd, treno dedicato alla diffusione di materiali per l’agitacija.
La bomba: un regalo per Hitler
La bomba: un regalo per Hitler

Ma, come già detto, anche questi materiali finiscono per perdere di mordente senza un apparato di didascalie e pannelli adeguati che spieghino a un pubblico non preparato perché sia lecito entusiasmarsi per questi materiali.

Ancora più male fa pensare che l’intera collezione di King conti circa 25.000 pezzi e che nonostante questo siano state operate delle scelte così superficiali, specialmente da parte di un’istituzione come la Tate Modern.

Red Star Over Russia non è né un omaggio all’attività di David King ( che per le sue opere merita il massimo rispetto e una retrospettiva come si deve) né una mostra sulla Rivoluzione d’Ottobre.

Ma è invece una soluzione di ripiego, un po’ come un compitino per scuola copiato in fretta e furia prima della consegna: il 2017 sta per finire, non possiamo, proprio noi Tate, non fare una mostra sul Centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

 

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