recensione del romanzo lo schiavista di Paul Beatty
Libri ed editoria

Paul Beatty. Lo Schiavista

Chi sono io? E come faccio a diventare me stesso?

O anche: cosa significa veramente essere quello che siamo? Fino a quando non lo capiamo, non ne assorbiamo luci e ombre, e anche le inevitabili assurdità che si celano in ogni aspetto umano, non saremo in grado di compiere una scelta consapevole.

Assimilarsi o resistere fieramente? 

Bonbon è nero ed è cresciuto a Dickens, un sobborgo degradato della periferia di Los Angeles. Ha trascorso l’intera infanzia facendo da cavia ai bizzarri esperimenti del padre, una sorta di scienziato pazzo della sociologia, che ha dedicato la vita allo studio dello sviluppo socio-cognitivo dei bambini neri.

L’educazione di Bonbon ha compreso domande a sorpresa, strani quiz, agguati improvvisi con lattine di birra e sirene della polizia. Inoltre, suo padre è riuscito a organizzare il primo circolo culturale di Dickens, riunendolo dentro il locale negozio di ciambelle. È “l’uomo che sussurra ai negri”, colui che con il suo carisma e la sua empatia riesce a risolvere tutte le situazioni di crisi del quartiere.

Quando il padre muore, ucciso dalla polizia in circostanze poco chiare, Bonbon si rifiuta di raccogliere la sua eredità, preferendo seguire la strada che si è scelto da solo. Coltivatore e agronomo, inventore di deliziosi frutti, allevatore di vacche e cavalli.

Ma, come succede a tutti i figli ribelli, anche per Bonbon giunge il momento di abbracciare il destino a cui è destinato.

Quando Dickens viene cancellata dalle mappe in quanto centro irrilevante, la sua comunità va allo sbando. Tutti erano abituati a considerarsi abitanti di un distretto nero disagiato: ora improvvisamente non sanno più chi sono, abitano nella terra di nessuno.

Bonbon deciderà di salvare la sua terra e la sua gente appoggiandosi all’altra figura di riferimento della sua infanzia: l’attore in declino Hominy Jenkins, che ha avuto l’unico momento di gloria come personaggio della serie Piccole Canaglie.

A differenza del padre di Bonbon – che ha dedicato l’esistenza a comprendere e formalizzare le sfumature reali dell’identità nera –Hominy ha vissuto eternamente nel ruolo del buon neretto impostogli dai film.

Il piano di Bonbon per riprendersi Dickens passerà attraverso la reintroduzione della schiavitù e della segregazione razziale: tra feste, avventure rocambolesche, trucchi immaginosi, Bonbon riuscirà a trionfare, a riconquistare l’esistenza di Dickens e l’amore della donna della sua vita.

Come tutti i i principi, però, Bonbon deve affrontare il pericolo peggiore: la minaccia di un usurpatore.

In questo caso nella persona di Foy Chester, presentatore televisivo che, scopriremo, ha raggiunto la gloria appropriandosi di alcune invenzioni del padre di Bonbon.

Il nostro eroe non lo sa, ma la sua folle corsa per salvare Dickens è destinata a schiantarsi contro Chester, e a finire davanti alla Corte Suprema.

 

recensione-lo-schiavista-di-paul-beatty

La narrazione comincia proprio dal banco del tribunale, dove Bonbon racconta tutto ciò che è accaduto in un lungo flashback.

Leggere il romanzo di Beatty è come guardare il panorama dai finestrini di un bus scassato che corre a tutta velocità, simili a quelli guidati da Marpessa, il grande amore di Bonbon.

Quello che ci accade intorno appare completamente folle  se osserviamo gli avvenimenti uno per uno; ma mettendo insieme tutti i pezzi riusciamo a vedere il disegno di riscatto di una comunità che non ci sta a perdere la propria identità in cambio di una integrazione che non è mai arrivata.

I cartelli che identificano il bus di Marpessa come “riservato ai bianchi” – in un posto dove di bianchi non ce ne sono- spinge tutti a comportarsi meglio a bordo; la finta scuola elitaria inventata da Bonbon spinge gli studenti della scuola vera a impegnarsi di più nei propri studi.

La soluzione al perdurare delle diseguaglianze razziali negli Stati Uniti proposta da Beatty assomiglia al genere del “mondo capovolto” delle vecchie filastrocche; e nello stesso modo, invertendo il nostro modo di vedere le cose ne mette in luce le assurdità.

Siamo abituati a dare per scontato che l’integrazione sia la soluzione all’ineguaglianza: ma se non fosse così?

Se la strada da compiere fosse ancora molto lunga?

La questione dell’integrazione va di pari passo con una riflessione ce si presta ad essere globale sul concetto di identità. Per davvero, chi siamo? E come facciamo a diventare noi stessi?

La lettura è densa e pirotecnica: vi consiglio di leggerlo se avete già almeno un’infarinatura di cultura americana, perché a volte i riferimenti non sono di semplicissima comprensione per un lettore europeo.

nicolas-van-leekwijck-139356
Foto di Nicolas van Leekwijck

Canzone abbinata

Ho pensato a lungo a quale canzone abbinare, perché c’erano così tante questioni da affrontare che non volevo scegliere una canzone che rischiasse di appiattire il romanzo su una sola, o ne fraintendesse lo spirito.

Alla fine mi sono rivolta a una passione di gioventù, i Green Day, con la loro Minoritypubblicata nel loro sesto album Warning.

Secondo le parole di Billie Joe Armstrong, leader del gruppo, la canzone parla di “cosa significhi essere un’individuo dotato di una propria identità, che deve cercare nelle tenebre il posto a cui appartiene”.

Direi che ci sono tutti gli elementi per piacere a Bonbon.

“Io voglio essere la minoranza/non ho bisogno della vostra autorità/ abbasso la morale della maggioranza/ Perché io voglio essere la minoranza”

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...