Recensione de Il Cerchio di Dave Eggers
Libri ed editoria

Dave Eggers. Il cerchio

La privacy è un  furto.

Che questa recensione cominci in medias res, con la domanda che Mae, la protagonista, si pone a un certo punto:

la lealtà verso il singolo non è forse dannosa, quando viene perseguita a discapito della lealtà verso migliaia di persone, verso l’umanità tutta, magari?

I totalitarismi non cominciano forse con masse che scelgono di essere fedeli a una figura autoritaria e in virtù di questa fedeltà compiono gesti terribili?

Mae è convinta che essere fedele alle migliaia sia la scelta giusta. Genuinamente convinta che si possa arrivare a conoscere le persone sulla base di una serie di dati, senza avergli mai stretto la mano o fatto una carezza, abbraccia l’idea che l’intero mondo possa essere connesso in modo identico all’amicizia che si sviluppa tra due persone. 

Non capisce che le tragedie avvengono quando i singoli pensano di agire per il bene delle masse: quando il collega, il vicino di casa, il panettiere smettono di avere un’identità per diventare semplicemente dei nemici: prima erano persone, ora sono solo degli ebrei, o dei comunisti, o dei nemici del popolo.

Se Mae non si rende conto delle implicazioni, è perché si trova lei stessa inserita in un ambiente pericolosamente tendente all’ipercontrollo e al totalitarismo. Mae lavora al Cerchio, ditta internet che ambisce a riunire tutte le attività che noi svolgiamo sulla rete: dai social alla musica in streaming, da Wikipedia ai vlog, passando per acquisti, pagamenti burocratici... in pratica, il mondo intero.

Non stupisce che l’inquietante, misterioso obiettivo finale del Cerchio sia “completarsi”: come si scoprirà alla fine, questo vuol dire controllare e gestire ogni attività umana, comprese le elezioni.Tutto deve essere condiviso: chi tiene per sé qualcosa nel migliore dei casi è egoista, nel peggiore ha qualcosa da nascondere.

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Mae è l’elemento perfetto da inserire in un sistema totalitario o che ambisce ad essere tale. Ambiziosa, determinata, non si tira indietro quando si tratta di lavorare duramente: al tempo stesso, però,  è limitata, poco creativa, e tendente alla paranoia.

Si lascia infinocchiare da un’ideologia che nella teoria persegue la condivisione totale della conoscenza umana, il corretto comportamento dei governanti, esperienze di intrattenimento sempre più appaganti; ma nella pratica ingabbia, controlla, sminuzza tutto per trasformarlo in dati da vendere a peso d’oro.

A stupirci è sopratutto la capacità di Mae di non porsi mai domande, neppure quando viene stimolata dagli input giusti. Non presta attenzione al moltiplicarsi dei monitor sulla sua scrivania, alla costante richiesta di aumentare l’interazione online, al fatto che la presenza semi obbligatoria agli eventi di intrattenimento aziendale le impedisca di avere una vita sociale al di fuori del Cerchio.

Mentre la vita all’interno dell’azienda diventa sempre più alienante, Mae procede con il passo sicuro del fanatico religioso, gettandosi con leggerezza dietro le spalle tutte le cose belle e vere della sua esistenza.

 

Le analogie tra sviluppo del Cerchio e sviluppo dei sistemi totalitari sono di sicuro l’elemento più interessante del romanzo.

Dal punto di vista della struttura e della scrittura, infatti,  Il Cerchio presenta diversi problemi.

Uno degli altri protagonisti paragona i social alle merendine: “calorie vuote, preparate con la giusta combinazione di grassi e sale perché tu non riesca a smettere di mangiarle. 

La stessa definizione potrebbe essere applicata anche a Il Cerchio: la lettura è avvincente, non riusciamo a staccarci dalle pagine, e l’inquietudine della vicenda ci viene trasmessa in maniera egregia.

Il lato oscuro è che spesso cede tanto al qualunquismo quanto a  strani picchi granguignoleschi. Risulta estremamente irritante il continuo salire e scendere della tensione, per cui ci aspettiamo di continuo che succeda qualcosa di terribile per poi rimanere delusi, con l’esclusione di un unico exploit verso la fine.

Dave Eggers riesce a scansare abilmente molti luoghi comuni del genere a cui appartiene il romanzo. Peccato che tale genere non sia, come nelle sue intenzioni, il grande romanzo distopico. Il Cerchio assomiglia più che altro ai drama stile Il diavolo veste Prada, dove  la brava ragazza diventa ambiziosa, trascura la famiglia, gli amici ecc. ecc.

Insomma, si poteva fare molto meglio.

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L’immagine di copertina è di Martin Reisch on Unsplash

La canzone abbinata

Mae, con la sua  visione totalmente distorta delle cose, mi ha fatto venire in mente The Man Who Sold The World di David Bowie.

L’incontro inquietante che Bowie fa all’inizio della canzone con un uomo che potrebbe anche non esistere è anche il nostro incontro con la povera protagonista, che crede davvero di poter essere amica di tutti, e che senza accorgersene ha venduto il mondo.

Salimmo la scala/ parlando del più e del meno/ E anche se io non ero lì/ lui ha detto che ero suo amico/ e questo per me fu una sorpresa. Lo guardai negli occhi e gli dissi: pensavo fossi morto solo, tanto tempo fa.

No, non io/ io non perdo mai il controllo/ sei faccia a faccia con l’uomo che ha venduto il mondo.

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