Libri ed editoria

Il commesso, di Bernard Malamud

La vita è dura. Punto. E sforzarsi di essere migliori non basta. Si deve provare e riprovare, sbattere il muso un’infinita di volte, e dare per scontato che in un qualche momento arriveremo a provare disgusto per sé stessi. Per poi ricominciare tutto da capo.

Questa è la ricetta per poter vivere la vita che desideriamo e che sentiamo come nostra: chi si ferma, chi cede al compromesso, deve sapere che sta poggiando la prima pietra della sua personale prigione.

Tale è l’essenza lasciatami da Il commesso di Bernard Malamud, una delle letture più faticose dal punto di vista dell’empatia e al tempo stesso più nutrienti dell’anno appena passato.

Nella New York degli anni Cinquanta vive il povero commerciante ebreo Morris Bober ( nome parlante, dato che in yiddish Bober vuol dire buono a nulla) trascina la sua esistenza tenendo in piedi il suo piccolo negozio di alimentari.

Una vita votata al sacrificio, al risparmio, che però non è servita a nulla: i Bober vivono al limite della sussistenza, la figlia Helen deve rinunciare a studiare per poter aiutare i genitori, la concorrenza è spietata.

Eppure questa vita non ha indurito il cuore di Morris, schiacciato dalla vita ma sempre pronto ad aiutare quelli ancora più miseri di lui, e tenacemente attaccato a quel negozietto che gli ha rovinato la vita.

Tutto si ribalta con l’arrivo di Frank Alpine, un giovane italiano senza arte né parte, che compare dal nulla il giorno dopo che due rapinatori hanno ferito Morris e portato via il magro incasso del negozio.

Frank non ha nulla, eppure si offre di aiutare gratis i Bober con la scusa di imparare il mestiere di commesso. Ha preso la decisione di ripulire la propria vita, eppure è chiaro che ha un macigno, un qualche segreto che gli pesa sul cuore.

Quando Frank e Helen, un gentile e un’ebrea, si innamorano, la situazione si complica ulteriormente. Eppure potrebbe essere la spinta necessaria a tutti per far crollare, finalmente, le prigioni che hanno costruito.

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Brusco è lo stacco generazionale tra Morris e i suoi coetanei, in gran parte commercianti di alterne fortune, e i giovani: Frank, Helen, Ward, Nathan....

Laddove i padri hanno accettato di buon grado di passare vite incolori incentrate sul lavoro, nei figli serpeggiano inquietudine, disagio, ribellione e desiderio di riscatto. Questo mix può portare tanto a un processo di trasformazione e miglioramento di sé quando a una triste, rabbiosa, inutile autodistruzione.

La questione ebraica rimane in disparte: qui parliamo di chi ha assaggiato il pane amaro di cui è fatto il sogno americano, e con cui pasteggiano italiani, polacchi, tedeschi, norvegesi. Tutti coloro che sono stati sbattuti sulle coste americane dalla disperazione o dalla speranza.

Certo, la madre di  Helen si dispera all’idea che la figlia possa sposare un  non ebreo: ma anche qui le generazioni sono in netto disaccordo, dato che per Helen si tratta di un punto di pochissimo rilievo.

E in questo assomiglia forse a suo padre, che da tempo non va in sinagoga e che alla domanda ““Mi dica, Morris, se qualcuno le chiedesse in che cosa credono gli ebrei, cosa risponderebbe?”
“Tutto quel che occorre è un cuore buono…” (anche se poi Morris aggiunge: Quel che conta è la Torah… un ebreo deve credere nella Legge).

Ma quanto tempo occorre per convincere un cuore buono a comportarsi secondo la sua natura? Non c’è da stupirsi che il finale resti aperto: così è fatta la vita.

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La foto di copertina è di Álvaro Serrano su Unsplash

La canzone abbinata è The Long Shadow, scritta da Joe Strummer per il suo ultimo gruppo, i Mescaleros, fondato nel 1999, tredici anni dopo lo scioglimento dei Clash.

Strummer e i Mescaleros realizzarono tre dischi in totale, e The Long shadow è contenuta in Streetcore, pubblicato nel 2003 dopo la morte di Strummer.

La canzone è un tributo a Johnny Cash, ma può essere letta anche come un inno a tutti coloro che sbagliano, soccombono ai propri demoni ma alla fine riescono a trionfare.

Alle persone come Morris, che nelle loro vite semplici sono portatori di una grandissima dignità, e che per questo “gettano una lunga ombra sul terreno”.

“Bene, ti dirò una cosa che so/ non devi affrontare i tuoi demoni/ devi prenderli per la collottola e sbatterli a terra…. e se metti tutto assieme/ non hai bisogno di guardarti intorno / tu sai che getti una lunga ombra sul terreno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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