Libri ed editoria

Nove libri per il 2017

Quanti tra i libri che leggiamo lasciano un segno?

La fine dell’anno è ormai cosa fatta. Sono arrivata molto, molto vicina a completare la mia sfida da lettrice del 2017: su trenta libri ne ho letti 29.

Recuperare l’insieme delle letture – sparse su Goodreads, taccuini assortiti, appunti di Evernote– ha fatto nascere in me una serie di domande: quanto resta in noi dei libri che leggiamo? Le sfide di lettura sono un fenomeno positivo o negativo? Ha veramente senso leggere tanti libri per poi ricordarsene solo alcuni?

Quando le splendide ragazze di Sottolacopertina (cercatele su Instagram: è uno dei profili “book” più curati e innovativi che conosco) mi hanno invitato a ripercorrere i nove libri che ho amato di più quest’anno, mi sono trovata a fare i conti con queste mie ultime trenta letture.

E quindi, come è andato quest’anno?

Ho iniziato ben tre saghe (I Cazalet di Elisabeth Jane Howard_ la Trilogia dell’Ibis di Amitav Gosh e e I ragazzi speciali di Miss Pellegrine di Ramson Riggs) per non continuarne nessuna: i Cazalet hanno avuto la meglio, dato che sono arrivata a concludere il secondo libro; e sono anche quelli che hanno la maggiore possibilità di venire ripresi nel 2018. Gli altri si sono arenati.

Ho rinnovato la mia conoscenza con Joe Lansdale, terminando il primo ciclo di Hap &Leonard, (Una stagione selvaggia, Mucho Mojo, Il mambo degli orsi) per cui progetto di scrivere un post a parte, quindi per ora restate a becco asciutto.

Io e Donna Tartt abbiamo vissuto un innamoramento tanto intenso quanto breve, conclusosi quando ho voltato l’ultima pagina di quell’opera corposa e senza dubbio interessante che è Il piccolo amico, il cui finale mi ha lasciato però con l’amaro in bocca.

Seguono una serie di letture sparse, che mi hanno portato a confrontarmi con Steinbeck (Pian della Tortilla) David Foster Wallace (amatissimo nell’anno precedente, e primo libro dell’anno con La ragazza dai capelli strani) David James Poissant (Il paradiso degli animali) e Benito Pérez Galdòs (Trafalgar).

Tutti loro mi hanno divertito, incantato, a volte annoiato: hanno lasciato un pezzettino di sé stessi.

Ma dopo questa panoramica, è giunto il momento di arrivare a quei nove libri che hanno immerso saldamente le loro radici nel mio cuore, segnando il passaggio di quest’anno.

N° 9. Eccomi, Jonathan Safran Foer

Proclamato romanzo dell’anno 2016 dal New York Times, è stata una delle mie prime letture del 2017. Non è un romanzo semplice, e a volte tende a perdere un po’ il ritmo. Non sono d’accordo con chi ne ha criticato la posizione rispetto alla questione del Medio Oriente: che piaccia o no, c’è chi realmente pensa che l’intero mondo voglia distruggere Israele. Nascondere la testa sotto la sabbia non cambia le cose.

L’idea centrale del romanzo, e a cui ripenso molto spesso, è che innamorarsi o diventare amici può essere facile, ma che rimanere restare amici o innamorati invece non lo è affatto. Bisogna lottare con l’altro e con noi stessi ogni giorno, anche quando siamo stanchi o non ne abbiamo voglia. Nel momento in cui smettiamo di stringere forte qualcuno o qualcosa, stiamo iniziando a perderli.

N°8. Nessuno scompare davvero. Catherine Lacey

Elyrya, 28 anni, lascia New York senza avvertire nessuno, e sparisce in Australia per oltre un anno, vagabondando senza meta. Fugge dal marito, da una madre inadeguata, dal fantasma della sorella che si è suicidata. Ma non ha fatto i conti con qualcuno da cui non è facile scappare: sé stessa.

Mentre leggevo, nella mia testa andava in loop una canzone di Delta Rae, Bottom of the river: “Stringi la mia mano/ è lunga la discesa/ fino al fondo del fiume”.

Elyrya soffre di depressione, e per questo spesso non la capiamo. Ma ci fa toccare con mano abissi che nessuno dovrebbe conoscere di persona.

N°7. Il giardino dei cosacchi, Jan Brokken

Quando Dostoevskij viene esiliato in Siberia è un uomo finito. Nessuno può immaginare che riuscirà a rialzarsi, nonostante l’epilessia, il divieto di pubblicare e la disperazione.

Il grande scrittore deve ancora nascere dalle ceneri dell’uomo che era: sarà negli anni della prigionia che conoscerà il giovane conte Von Wrangler, intrecciando un’amicizia che cambierà la vita di entrambi.

Jan Brokken svolge una profonda ricerca storica e narra in prima persona con la voce di Von Wrangler. Delizioso.

N° 6, Il commesso, Bernard Malamud

Una delle letture più difficili dell’anno. Perché non è facile accettare vite come quella di Morris Bober, che ha consumato la sua esistenza in una misera bottega, o di Frank Alpine, il suo commesso, che nel tentativo di ripulirsi finisce per commettere altri errori.

Come diceva Majakovskij, per la felicità il pianeta nostro è poco attrezzato. Bisogna strapparne ogni pezzettino.

N° 5, La breve favolosa vita di Oscar Wao, Junot Diaz

Obeso, timido e super nerd, Oscar è l’esatto contra rio di ciò che dovrebbe essere un giovane maschio dominicano. Ma forse è anche l’unico capace di chiudere i conti con la creatura che perseguita la sua famiglia: un demone porta sfortuna legato a Trujillo, il dittatore di Santo Domingo.

Scritto in una lingua fantasmagorica e meticcia, è un realismo magico moderno, dove la cultura urbana
e quella pop prendono il posto delle favole delle leggende. E dove la lotta tra il bene e il male prosegue di generazione in generazione.

N°4, Un’estate da ragazzi, Richard Cox

Quando un uragano distrugge la cittadina di Wichita Falls, molte vite cambiano per sempre. In particolare quella di Todd Willis, che finisce in coma per le ferite e si risveglia quattro anni dopo in un mondo dove veglia e sonno sono irrimediabilmente intrecciati.

Un bel mash up di vari elementi della cultura anni Ottanta e dei primi anni 2000. Un po’ It, un po’ Stranger Things, aggiunge al tutto una ventata di modernismo e un gioco di specchi di citazioni.

N°3, E ora parliamo di Kevin, Lionel Shriver

Quando Eva partorisce Kevin, non prova assolutamente nulla. Non è mai stata sicura di volere un figlio; e il piccolo è così strano, cupo, apatico, che Eva non riesce a instaurarci un rapporto. Chi è Kevin? Il suo mistero si svelerà nel più atroce dei modi il giorno in cui si presenterà a scuola armato di arco e frecce

Inquietante. E sopratutto, resta una domanda irrisolta: Kevin è nato sociopatico? O è diventato così per via di una madre che non lo ha mai voluto? Ed Eva, è sempre sincera?

N°2, L’ultimo degli Eltyšev,Roman Šencin

Cosa succede quando perdiamo il controllo sull’insoddisfazione che proviamo per la nostra vita? Nikolaj Eltyšev lo scopre quando perde il lavoro per abuso di potere, ed è costretto a trasferirsi in campagna con tutta la famiglia. Lì la loro apatia li farà affondare, perché vige solo la legge del più forte.

Ipnotico, racconta la tragedia di una famiglia con chirurgica precisione.

N°1, La ferrovia sotterranea, Colin Whitehead

Georgia, prima metà dell’Ottocento.

Cora e Caesar scelgono di fuggire dalla piantagione dove son tenuti schiavi, consci che se verranno presi la punizione sarà terribile. Sulle loro tracce c’è un cacciatore di taglie fanatico, convinto che catturare gli schiavi fuggiaschi sia la missione della sua vita. Ma davanti a loro si stende tutta l’America, e la ferrovia sotterranea costruita da chi ha scelto di aiutare chi corre verso la libertà.

Il libro dell’anno, e uno dei pochi che considero una lettura fondamentale. Quanto può essere lunga la strada verso la libertà? E quanti tipi di catene esistono?

Tovarishi, ecco qui i miei magnifici 9.

Quali sono i vostri?

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