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La ferrovia sotterranea. Una via crucis verso la libertà.

Per conoscere il vostro paese,prendete il treno.

Georgia, prima metà dell’Ottocento.

Cora è una schiava, e come tale non possiede nulla. Anzi, è lei stessa una proprietà, un qualcosa che si può usare finchè serve e poi si può gettare via.

Cora è nera negli Stati del Sud, e per i bianchi la schiavitù della sua gente è necessaria, per evitare che il mondo che hanno costruito crolli su se stesso.

Caesar aspettava la libertà dalla nascita. Ma la sua fiducia è stata tradita, la sua famiglia distrutta, e lui è stato venduto.

Royal e Valentine sono nati liberi, ma la libertà è un bene rischioso quando sei nero. Non puoi permetterti di darla per scontata.

Ridgeway è bianco,e la caccia agli schiavi fuggiaschi è la sua missione di vita, il suo personale contributo alla lotta contro l’entropia: se gli indiani e i neri hanno perso la libertà significa che non meritavano di averla, e ridargliela significa incrinare pericolosamente l’equilibrio dell’universo.

Anche Sam, Martin, Ethel, sono bianchi, ma a un certo punto delle loro vite hanno deciso di rischiare il tutto per tutto e di mettersi al servizio della “Ferrovia sotterranea”, una misteriosa linea che corre lungo tutto il Paese e aiuta gli schiavi fuggiaschi a mettersi in salvo.

Le mani di Cora sono vuote solo agli occhi dei suoi carnefici: nei suoi pugni sono stretti il fazzoletto di terra ereditato dalla madre e dalla nonna, il coraggio e una forza tale da non permetterle di spezzarsi, neppure quando lei per prima vorrebbe arrendersi. E stringe anche un poco di fortuna, perchè sua madre, Mabel, è l’unica che sia mai riuscita a scappare dalla piantagione Randall senza essere riportata indietro. Quando Caesar e Cora decidono di scappare da quella stessa piantagione, molti destini saranno legati insieme.

Avranno Ridgeway alle calcagna: ma dalla loro parte, in momenti diversi, non senza qualche tentennamento, ci saranno Royal, John Valentine, Sam, Martin, Ethel e molti altri. E in questa lotta a scacchi tra il bene e il male, tra chi vuole liberare e chi vuole punire, l’esito non è mai scontato.

Difficilmente arrivo a dire che un libro è una lettura fondamentale. La ferrovia sotterranea lo è perché ci insegna nel modo più brutale una storia che dobbiamo conoscere, meditare e fare nostra. Le vicende raccontate da Whitehead sono una medicina amara, ma che va bevuta tutta. A ricordarci che è tutto vero, ci sono i documenti storici che intervallano la narrazione: sono le taglie messe sulle teste di schiavi in fuga.

Ve ne propongo una:

25 dollari di ricompensa. Fuggita dal sottoscritto lo scorso 6 di febbraio la sua negra di nome Peggy. Ha più o meno 16 anni di età, è una mulatta dalla pelle chiara, di altezza normale, con I capelli lisci e I tratti del visto piuttosto tollerabili: ha una cicatrice irregolare sulla nuca, provocata da una bruciatura.

La fuga di Cora verso il Nord le insegnerà che la violenza dell’uomo sull’uomo ha molte forme, e che altrettante ne hanno le catene. Forse non sono quelle d’acciaio quelle da cui guardarsi maggiormente, ma quelle nascoste sotto le maschere della compassione e delle buone intenzioni.

La storia di Cora è in realtà la storia della nascita di un popolo intero, quello afroamericano, sospeso tra la fine della schiavitù e l’inizio delle lotte contro la segregazione razziale che si profila all’orizzonte. Alla fine rimangono più domande che risposte, perché questa storia, così intrisa di violenza e di speranza, ci lascia con un dubbio su noi stessi: ora che sappiamo il prezzo da pagare, quanto avremmo rischiato per la libertà di un’altra persona?

Perché nella realtà la ferrovia sotterranea era il modo in cui veniva chiamata la rete di uomini e donne che aiutava i fuggiaschi. Potremmo avere il coraggio di esserlo anche noi?

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