Film

Wolves at the door – quando il sogno si mutò in incubo.

C’era una volta la Summer of Love.

È notizia di questi giorni che Charles Manson è stato ricoverato in gravi condizioni. Non si è mai pentito, nel corso dei decenni passati in carcere ha continuato a proferire minacce, e a terrorizzare diversi giornalisti con la promessa che i suoi “ragazzi” si erano già messi in moto per venirli a cercare.

Quegli stessi ragazzi che il 9 agosto 1969 colpirono il massacro della villa di Cielo Drive, a Los Angeles, dove perse la vita tra gli altri Sharon Tate, moglie di Roman Polanski e incinta di otto mesi. La villa era diventata per Manson un’ossessione: lì aveva abitato Terry Melcher, produttore musicale colpevole di essersi rifiutato di ingaggiare Manson alla Columbia Records, distruggendo così le sue speranze di sfondare come musicista.

La strage di Cielo Drive, e i delitti che la precedettero e seguirono, faceva parte di una strategia globale ben precisa: avrebbero dovuto affrettare l’esplosione dell’inevitabile conflitto razziale che secondo Manson avrebbe fatto sprofondare la società americana. L’apice di questo processo avrebbe dovuto essere la conquista del potere da parte di Manson e della sua “Family“.

Appena il giorno dopo vennero massacrati i coniugi LaBianca.

La “Family” venne fermata solo nel 1970, quando vennero trovate le prove del loro coinvolgimento negli omicidi, grazie soprattutto a defezioni interne al gruppo.

Vi racconto tutto questo perché per questo Venerdì horror ho recuperato Wolves at the door, diretto da John Leonetti, inventore di Annabelle.

Il film è una minuziosa ricostruzione di quanto accadde la sera del 9 agosto, dettaglio dopo dettaglio. Troviamo una fotografia cupa (dato che tutto avviene di notte), l’assenza totale di fronzoli, un’azione compatta. Serve tutto ad accentuare il senso di inevitabilità che colpisce noi spettatori, al sicuro dall’altra parte dello schermo: quando comincia il gioco del gatto col topo degli assassini (non a caso vennero incaricati di questa strage i membri più sadici della Family), sappiamo già che le vittime non avranno scampo, che tutto quello che tenteranno è assolutamente vano.

Sharon e i suoi amici tornano a casa dopo aver festeggiato in città il compleanno di una di loro, Abigail. Cominciano i preparativi per una serata tranquilla, ma non sanno che la trappola è già in movimento, che ogni loro atto è spiato d occhi ostili. Leonetti fa uso degli stilemi tipici del genere della home invasion, ma con estrema sobrietà, a ricordarci che non si scherza, che è tutto accaduto davvero.

Un po’ di contesto storico in più sarebbe stato certamente preferibile, ma la sua assenza permette una sorta di doppia lettura del film: chi conosce la storia lo guarda in maniera consapevole, chi è meno ferrato può guardarlo come un normale home invasion che per ragioni di realismo non può avvalersi di alcuni mezzi improbabili del genere (la vittima che con la milza perforata e i tendini tranciati riesce comunque a scappare per chiedere aiuto, per capirci ).

Il mio consiglio, comunque, è di guardarlo dopo esservi informati: per capire meglio non solo il film ma anche perché quella notte ha messo fine al sogno della controcultura, mostrando un’ ombra che nessuno aveva visto arrivare.

Credimi, se avessi iniziato a uccidere la gente, non sarebbe rimasto nessuno di voi’‘- Charles Manson.

(La foto copertina è di Clem Onojeghuo on Unsplash)

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