Film

Hey Sister, Hey Brother: Doppia recensione horror

Viral e Jackals, ricca doppia recensione.

Ma sì, sperperiamo a piene mani.

In un impeto di follia dato da un periodo di consumo compulsivo di film, ho deciso di regalarvi questa doppia recensione, nel caso questo week-end un film solo non basti.

In realtà ho preso questa decisione anche per altri motivi.  Viral è un film onesto e abbastanza originale, Jackals un po’ meno, ed entrambi hanno qualcosa in comune: nella storie narrate ha un ruolo fondamentale il rapporto tra sorelle e tra fratelli.

Orsù, diamo il via alle danze.

Hey Sister. Viral, di Ariel Schulman e Henry Joost.

Viral locandina
La locandina di Viral

 Viral parte nel più classico dei modi, ossia con una misteriosa epidemia che viene minimizzata dalle autorità ma diventa sempre più imponente e minacciosa. Il nemico è una specie di verme intestinale gigante, che cresce fino a prendere possesso del proprio ospite e trasformarlo in uno zombie il cui unico scopo è infettare quanta più gente possibile.

Al centro del film c’è un gruppo familiare disfunzionale, trasferitosi da poco in una piccola città. Le due sorelle Stacey ed Emma vivono con il padre in una casa in cui gli scatoloni non vengono mai disfatti. La madre compare solo come un’incorporea voce- spesso incazzata- durante diverse conversazioni telefoniche. In seguito ci verrà svelato il perché.

La trama procede per tappe già segnate – il primo contagiato, il panico nella cittadina, lo sgombero, le perquisizioni casa per casa– fino a quando Stacey, la sorella maggiore, non viene infettata. Ed è qui che il film fa un salto di qualità: se il meccanismo di questo genere di trama prevede che il familiare infetto venga eliminato o abbandonato, Emma decide invece di giocarsi il tutto per tutto e cercare di salvare la sorella.

Nel rapporto tenero e realistico – perché non privo di dissidi- delle due sorelle sta il valore e l’originalità del film, che mette protagonisti adolescenti nella condizione di doversela cavare da soli mentre il mondo crolla. Altrettanto apprezzabili sono il finale aperto e l’idea degli infettati- posseduti che sono in grado di comunicare per telepatia, anche se quest’ultimo aspetto poteva e doveva essere sviluppato meglio.

Hey Brother. Jackals di  Kevin Greutert

Jackals locandina

Se Viral partiva dal topos dell’epidemia per dire qualcosa di originale, Jackals fa il processo direttamente inverso: parte da ottime prospettive per quanto concerne l’originalità della trama per poi perdersi.

Siamo negli anni Ottanta: il giovane Justin è entrato in una misteriosa setta, i cui membri si chiamano fratelli e sorelle e indossano maschere di animali. Ha rinnegato il suo nome di battesimo per assumere quello assai gioioso di Thanatos, e allo stesso modo ha abbandonato la sua famiglia.

Famiglia che però non si arrende, e decide di farlo rapire per sottoporlo a un “lavaggio del cervello alla rovescia” ed allontanarlo così dalla setta. Oltre ai genitori di Justin e al suo odioso fratello Campbell, si è unita alla scampagnata anche la sua ex, Samantha, che ha portato con sé la figlia appena nata di lei e Justin.

Va da sé che la setta non ha nessuna intenzione di farsi strappare il suo Thanatos, e prende d’assedio la casa isolata dove la famiglia ha rinchiuso il ragazzo.

Nella prima parte del film gli elementi originali e che possono suscitare riflessione abbondano: ma è come se rimanessero bloccati in questa fase e non riuscissero a trovare uno sbocco per influire sui momenti successivi del film.

Il nucleo familiare vuole riprendersi Justin, ma in realtà sembra non averlo mai conosciuto né amato davvero. Il ragazzo considera la setta la sua vera famiglia e rifiuta tenacemente di essere domato; e come biasimarlo di fronte a un padre assente che pensa di poter risolvere tutto con i soldi, una madre alcolizzata e un fratello maggiore che chiaramente lo odia e non lo ha mai protetto?

Se in Viral troviamo una sorella minore disposta a tutto per salvare la maggiore, in Jackals abbiamo un fratello maggiore odioso, aggressivo e totalmente indifferente verso i destini del minore. Anzi, è palese che vorrebbe liberarsene per poter avere campo libero con Samantha.

Arriviamo a capire perché Justin- Thanatos, di fronte al padre che uccide un suo amico della setta, esclami con genuino orrore: “Hai ucciso mio fratello! Tu sei un mostro!”

Tutto molto interessante, peccato che non venga affatto sviluppato e si perda in un finale che riesce ad essere allo stesso tempo ovvio e insapore.

Guardando a poca distanza l’uno dall’altro entrambi i film, possiamo arrivare all’ovvia morale che ognuno raccoglie cioè che ha seminato, che si chiami  Stacey o Campbell.

 

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