Film

Sinister: Lasciate che i bambini vengano a me

Per il quarto episodio del “Venerdì Horror” ho scelto uno dei miei beniamini, Sinister, (regia di Scott Derrikson, prodotto dai veterani di Insidious e Paranormal Activity) uscito in Italia nel 2013.

Sinister inizia solo apparentemente come un found footage: nella scena di apertura, già parecchio cruda, assistiamo alla morte per impiccagione di un’intera famiglia, gli Stevenson. Ma chi è a filmare?

Ma non finisce qui: gli Stevenson erano cinque, mentre sono stati ritrovati solo quattro cadaveri. Che fine ha fatto Stephanie, la figlia più piccola? 

Il mistero di cosa sia accaduto a quella famiglia ossessiona anche il protagonista della pellicola, lo scrittore di cronaca nera in declino Ellison Oswalt (Ethan Hawke). Oswalt ha scritto un libro di successo, Kentucky Blood, che ricostruiva un crimine efferato: ma del best-seller sono passati ormai dieci anni, e la sua carriera si è impantanata. Serve un nuovo libro: perché non cercare di risolvere il mistero degli Stevenson?

Il vaso di Pandora

Oswalt ha così la bella pensata di trasferire l’intera famiglia nella casa degli Stevenson, per meglio respirare l’aria in cui è maturato quel crimine terribile. Setacciando la soffitta della casa in cerca di materiali inediti, finisce per trovare qualcosa di molto, molto inquietante.

Si imbatte infatti in uno scatolone pieno di vecchi filmini super 8. Non c’è solo l’impiccagione degli Stevenson, ma i video di altri quattro omicidi, avvenuti a ritroso nel tempo. Il più vecchio sembra risalire a metà degli anni Sessanta.

A un certo punto, Oswalt coglie un strano particolare in uno dei filmini: per un microsecondo appare una faccia cadaverica dalle labbra plumbee e dai lunghi capelli neri. Controllando tutte le altre pellicole, lo scrittore ottiene una conferma: quella faccia mostruosa appare in tutti i filmini degli omicidi. Così come in tutti compare lo stesso, inquietante simbolo esoterico.

“Leave these kids alone”

Con l’aiuto di un poliziotto locale fan dei suoi libri, Oswalt scopre che i crimini sono avvenuti in vari punti del Paese, e hanno sempre lo stesso schema: in ogni caso è stata massacrata un’intera famiglia, e in ogni caso il più piccolo del nucleo familiare non è mai stato ritrovato.

Intanto, completamente assorbito dalla sua indagine, Oswalt finisce per ignorare il comportamento sempre più strano dei suoi stessi figli: un maschio, Trevor, e una femmina, Ashley, la piccola di casa….

Sinister Ethan Hawke

 

Sinister è per me una delle migliori produzioni dell’horror degli ultimi anni, dotato di idee e suggestioni che vanno ben oltre il genere.

Il modo in cui Oswalt finisce per essere ossessionato dai filmini e dall’indagine lo porta fuori dal ruolo dell’artista che va fuori dai binari, trasformandolo in un detective accurato e quasi maniacale; al tempo stesso, però, percepiamo che le orrende pellicole hanno su di lui un’influenza morbosa.

I filmini, e i loro titoli solo apparentemente innocui (Barbecue; Party in piscina) sono il vero tocco di genio: danno una boccata di aria fresca alla trovata del found footage – trovata che inizia ad odorare di stantio– e sono di un morboso eccezionale, una sorta di alito venefico che spira dalla pellicola.

Siamo disgustati dal contenuto dei filmini, così come lo è Oswalt,  ma non riusciamo a resistere e vogliamo vederne sempre di più.

Diventa una sorta di gioco di specchi: non c’è una sorta di voyeurismo nel guardare film horror? Perché consumiamo avidamente storie terribili, e aspettiamo con ansia l’uscita di un nuovo titolo promettente nelle sale?

In questo sta lo spessore di Sinister e il senso di malessere che ci accompagna dopo averlo guardato: siamo colpevoli, perché non abbiamo voluto distogliere lo sguardo.

 

 

 

 

 

 

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