Libri ed editoria

Paco Ignacio Taibo II: L’ombra dell’ombra

Interminabili partite di domino, complotti e misteri in un Messico appena uscito dalla Rivoluzione.

C’è un motivo specifico per cui ho scelto questo allegro motivo di bottiglie come immagine di copertina per questa recensione: i protagonisti di questo romanzo passano gran parte del loro tempo in un losco bar a giocare interminabili partite di domino.

A riunirsi intorno al tavolo da gioco sono il poeta pubblicitario Fermìn Valencia, l’avvocato Verdugo, il cinese messicanizzato Wong e il giornalista Pioquinto Manterola.

Siamo in Messico, poco dopo la Rivoluzione: e i nostri quattro amici ci sono rimasti un po’ sotto. Sono sopravvissuti, ma solo per assistere al mondo che va in una direzione completamente diversa da quella che avrebbero desiderato.

Ma la loro routine sta per trasformarsi in una girandola impazzita.

Tutto comincia quando Fermìn assiste all’omicidio del suonatore di trombone di una banda che sta suonando in un parco. Pochi giorni dopo il giornalista Manterola vede il fratello del primo ucciso precipitare in strada da una finestra.

Cosa sta succedendo?

Morti e sparizioni iniziano a susseguirsi, mentre i quattro appassionati di domino tentano di mettere insieme i frammenti di una storia che coinvolge gioielli rubati, ipnotiste, vedove parecchio allegre, generali e petrolieri.

E in poco tempo si troveranno loro stessi sulla linea di fuoco.

Paco Ignacio Taibo L'ombra dell'ombra copertina

Di Paco Ignacio Taibo II avevo già letto l’eccezionale  A quattro mani, uno dei miei libri preferiti anche solo perché include un impagabile Trockij che scrive romanzi gialli mentre è in esilio in Messico.

In L’ombra dell’ombra viene mantenuta la medesima struttura caleidoscopica di vicende che si intersecano le une con le altre fino alla grande rivelazione finale. 

Si tratta di un giallo con una divertente atmosfera vintage, perché le avventure narrate non sfigurerebbero in un’avventura di Sherlock Holmes o in uno dei primi hard-boiled americani.

Ma a fare la differenza è il tono solo apparentemente leggero con cui Taibo racconta temi molto, molto seri: e le avventure dei quattro giocatori di domino, con tutte le loro bizzarrie, sono il mezzo per narrare qualcosa di molto triste: ossia, cosa succede quando l’onda di una rivoluzione si spezza e torna indietro.

 

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