Film

Le mille maschere di un angoscia senza volto

Perché guardare It Follows anche se non amate l’horror

Animal Kingdom, Northern Lights Films.

C’è un racconto poco conosciuto di una scrittrice poco conosciuta, Eleanor Scott ( vero nome Helen Madeline Leys) che si intitola Celui-là. La trama è essenziale: un uomo in vacanza su una spiaggia incontra una strana creatura che scava nella sabbia. La creatura scappa, l’uomo trova una misteriosa scatola di legno con dentro delle scritte in latino. Ovviamente le legge a voce alta, e finisce per essere perseguitato fino alla pazzia e alla morte da un’entità che solo lui vede, e che chiama Celui-là ( letteralmente “quello”).

La trama di It Follows è simile e altrettanto essenziale: la giovanissima Jay, dopo essere stata con Hugh, un ragazzo che conosce da poco, si ritrova ad essere consacrata a una misteriosa entità, che la seguirà implacabile fino alla morte. Il suo stesso carnefice — che si rivela lui stesso vittima — le spiega che l’entità non ha un suo volto, ma che prenderà di volta in volta fattezze diverse. Sarà solo Jay a poterla vedere, e l’unico modo per sfuggire è condannare qualcun altro.

Detroit è cupa e in disfacimento, l’unica musica è quella gelida ed evocativa di un sintetizzatore, e gli adulti non esistono. I pochi che compaiono — insegnanti, poliziotti — non sono mai inquadrati, si sente solo la loro voce. Ad aiutare Jay sono i suoi amici, che diventano il sostituto di quell’ambiente familiare che non compare e di cui i protagonisti parlano solo di sfuggita.

Jay si rifiuta di passare la maledizione a qualcun altro, e fa fronte insieme ai suoi amici: ma l’entità non lascia scampo e diventa sempre più aggressiva. Quando Jay infine cede e passa con il sesso la persecuzione a Greg, quest’ultimo finisce per essere ucciso immediatamente dall’entità che ha preso le fattezze di quella madre “ che non si accorgerà neppure che sono fuori di casa da giorni”. Ogni volta che un “perseguitato” viene ucciso, il carnefice torna dall’anello precedente della catena, e quindi Jay si ritrova sotto assedio nuovamente.

Come in Celui-là, nessuno sa cosa sia quest’entità, e nessuno la vede fino a quando non viene colpito a sua volta dalla maledizione. Fino a quando Greg non viene colpito, potremmo credere tranquillamente di avere a che fare a una reazione isterica di Jay alla violenza di Hugh, che l’ha anestizzata per poterla consacrare all’entità: in realtà potremmo credere a qualsiasi cosa, da allucinazioni psicotiche a deliri indotti da stupefacenti.

Non ci verrà fornita risposta: e l’entità rimarrà misteriosa. Gli unici punti in cui il film perde un po’ sono proprio quelli dove si avvicina ai topos tipici del genere, come il gruppo di amici che tende la trappola al mostro. Ma sono sbavature minime.

Una riflessione a parte meriterebbero le incarnazioni prese dall’entità: la prima volta che si presenta a Jay è una ragazza con i denti rotti,gli occhi pesti e il reggiseno strappato (la vittima di uno stupro?); poi c’è una specie di gigante con le orbite vuote, e non può mancare il bambino (forse un annegato, visto che compare in costume sulle rive del lago dove cercano rifugio gli amici). Ma man mano che Jay e i suoi amici si rifiutano di cedere, diventa sempre più concreta: prende prima le fattezze di una di loro, poi quelle della madre di Greg, e infine, quando tentano di affrontarla, Jay la vede prendere l’aspetto di un uomo di mezza età con la barba; e alla fine del film vedremo lo stesso uomo in una foto in casa sua — possiamo quindi pensare che sia suo padre.

Pochi piaceri intellettuali, per quello che mi riguarda, sono rari e gustosi quanto trovare un film horror che non solo crei reale inquietudine, ma che offra anche quale ulteriore spunto, e suggestioni che possano azzittire almeno per un poco i detrattori del genere. È il piacere di chi ogni tanto si trova pure ad avere ragione.

Amare il cinema horror è considerato da molti un passatempo di cattivo gusto, che non può di certo rientrare nella sfera culturale. I ragazzini guardano i film horror, le persone di cultura no.

Per questo motivo It Follows è una ventata di aria fresca e quasi un sollievo. Il punto principale è che del film horror “tradizionale” ha solo gli elementi che costituiscono la trama, e infatti è aperto il dibattito se possa essere inserito nel genere oppure no. C’è chi lo chiama thriller (a volte con l’aggiunta dell’aggettivo “paranormale”: una scelta bizzarra che richiama le infinite sottodefinizioni del metal) chi lo definisce un film generazionale. Su quest’ultimo giudizio mi trovo d’accordo in parte: non credo che l’entità sia solo il portato dell’incertezza attuale, ma che sia invece il prodotto dei mostri e delle paranoie interne di ognuno di noi.

Non penso ci sia una risposta unica a cosa o chi sia la misteriosa entità; penso invece che ci sia una risposta diversa per ognuno di noi. Quell’ It è il condensato di tutte le nostre più profonde angosce: per questo motivo solo noi possiamo vederlo, e vano è il tentativo di descriverlo a chiunque, anche alle persone che ci amano di più.

La morale — più o meno amara — è questa: di fronte ai nostri mostri siamo tutti soli. I nostri amici possono aiutarci, ma possono lottare per noi solo fino a un certo punto, e lo stesso vale per tutti. La resa dei conti, o la convivenza con il mostro, spettano solo a noi.

Scrivo per assimilare il mondo. Sul Troubadour, come in un diario di bordo, raccolgo le storie che incrocio nel mondo reale e in quello della lettura. Se avete apprezzato, regalatemi un cuoricino. Se volete scrivermi, potete farlo a virgini.pili169@gmail.com

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