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Rodina, ovvero le gioie e i dolori di chi si innamora di un paese impossibile

Il centro di Mosca

Russia, dove te ne vai? Rispondi! Non risponde. (Nikolaj Gogol’, Le anime morte)

Questo è il primo di una serie di articoli indirizzati a chi vuole conoscere meglio, senza pregiudizi, il paese impossibile per eccellenza: la Russia.

Il 22 giugno finalmente ripartirò per la Russia, dopo più di un anno e mezzo di separazione. Ed ero convinta che non ci sarei tornata mai più.

Quando ho iniziato a studiare lingua e letteratura russa all’università, non potevo sapere che avrei firmato con quel paese una sorta di accordo invisibile, che a grandi linee recitava qualcosa del genere:

  • Ti recherai in Russia ogni volta che ne avrai la possibilità
  • L’unico vero motivo per andare in Russia è che hai bisogno di andare in Russia.
  • Sopporterai le bizzarrie del tempo, delle persone, delle strade e della vita in generale senza lamentarti.

E la clausola più importante, che nessuno legge al momento di firmare, scritta in corpo 3 alla fine dell’ultimo foglio, è questa:

Per tutta la vita, da ora in poi, tu non potrai fare a meno della Russia.

Tramonto a Novosibirsk ( Mikhail Koninin, Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0)

Sono stata in Russia la prima volta nel 2011, quando ero appena a metà della mia laurea triennale. Parlavo pochissimo russo, ero molto timida e la maggior parte delle cose che mi accadevano intorno sembravano slegate da qualsivoglia logica. Solo verso la fine del soggiorno ho iniziato a prendere le giuste misure al paese e a divertirmi.

La prima cosa che ogni aspirante figlio adottivo della Russia deve sapere, infatti, è che la Grande Madre è severa. Vi metterà duramente alla prova, per essere sicura che abbiate le giuste qualità per far durare il vostro amore nel tempo. Vuole solo grandi amori, non sa che farsene dei cuori tiepidi.

Sono tornata ancora, due volte nel 2013 e l’ultima a inizio 2015. Man mano che la mia conoscenza della lingua aumentava, ho iniziato a godermi veramente il paese. Quando mi accadeva intorno a iniziato a assumere una sua particolarissima logica, ho imparato a districarmi nelle situazioni e sopratutto a riderne. Tutto questo ha coinciso con il periodo più felice dei miei studi: avevo deciso di dedicarmi allo studio di una corrente letteraria e artistica dei primi anni venti (il gruppo LEF –Fronte di sinistra delle arti- sui cui scriverò un pezzo prossimamente) e trascorrevo le giornate tra biblioteche e archivi.

Poi, quando mi sono lanciata nel mondo dell’editoria, frequentando il master della Fondazione Mondadori, tutto è cambiato . Dopo pochi mesi di corso, ho iniziato a pensare che la strada su cui ero messa mi avrebbe allontanato dalla Russia e che non ci sarei potuta tornare mai più. O forse, se anche ci fossi potuta tornare nulla sarebbe mai stato come prima. Mi rendevo conto che nell’editoria italiana lo spazio riservato alla letteratura russa era minuscolo, sempre più eroso, e che questo avrebbe influito pesantemente anche sul mio futuro.

Cosa ne sarebbe stato di me senza la Russia? Senza la biblioteca Lenin e le sue enormi sale lettura, senza l’aringa con la cipolla, senza i pasticci ripieni di carne di dubbia provenienza? Senza le chiacchiere in cucina, i personaggi improbabili che si aggirano sulle sue strade?

Beer snacks , HC,( Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

Ma poi le cose sono cambiate ancora: prima è arrivata la collaborazione in stage con Voland, poi quella con la Sandro Teti Editore, che si occupa prevalentemente di spazi postsovietici.

Comincia un nuovo giro di giostra, e un nuovo viaggio. Le ruote dell’aereo sbatteranno sul terreno, e io e la Russia ci prenderemo di nuovo per mano. La battaglia è stata vinta, e le strade non si sono separate.


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