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Diventare umani nella danza degli opposti.

Diventare umani nella danza degli opposti.

New York ai primi del ‘900

Comincerò questo pezzo con un incipit classico: un tempo leggevo un sacco di libri, ora ne leggo sempre meno.

Per terminare l’ultimo ci ho messo più di due mesi, ma questo non ha attutito il dispiacere di quando ho voltato l’ultima pagina digitale.

Ho trovato Il Genio e il golem nella mia versione attuale della bancarella dei libri usati, ossia l’offerta giornaliera di Kindle. Esattamente come facevo con i libri cartacei, sono rimasta affascinata dalla trama, l’ho comprato, l’ho messo sullo scaffale e da lì l’ho tirato giù solo molto tempo dopo.

Il libro racconta la storia di Ahmad e Chava e del loro arrivo nella New York di inizio Novecento. Lui è siriano, lei un’ebrea polacca. Ma nessuno dei due è un essere umano, e quei nomi in realtà non significano nulla per loro. Ahmad è un genio, chiuso per anni in un fiasco e liberato accidentalmente da un fabbro; Chava é una golem, un’automa d’argilla costruita per soddisfare il capriccio di un uomo che non riesce a trovare moglie. Entrambi, non avendo l’alternativa di un’altra esistenza, devono imparare a diventare umani.



Tutta la vicenda è costruita su un sottilissimo gioco di opposti, a partire dai due eroi principali. Ahmad idolatra la libertà di cui è stato privato a lungo, e non riesce ad accettare di essere chiuso in un unico forma da un bracciale di ferro; Chava porta un’altra catena, quella di una forza distruttrice che si cela in lei e che può scatenarsi appena qualcuno che ama viene minacciato. Per Chava la libertà non è un valore, ma un pericolo letale.

Altri estremi opposti sono i due sapienti, il rabbino Meyer e Yeduhah. Possiedono una vastissima conoscenza, ma a dividerli è l’uso che ne fanno. Il rabbino, protettore ed educatore di Chava, usa la sua esperienza della vita per aiutare gli altri e indirizzarli verso la giusta via, anche se non è esente da errori e da scelte egoistiche. Il secondo, nella sua sete di dominio e nella sprezzante superiorità che nutre nei confronti del genere umano tutto, ha sporcato il suo sapere, trasformandolo in un crudele strumento per raggiungere i suoi fini.
La tradizione ebraica però ci mette in guardia: Yeduhah ha attraversato una frontiera invisibile, inoltrandosi sempre più profondamente nei misteri della kabbalaz;e chi si incammina su questa strada è destinato a perdersi e a venire distrutto da quello stesso potere che pensa superbamente di dominare.

Ma più che di come ci rapportiamo con il potere e la conoscenza in nostro possesso, Il genio e il golem parla della potenza dei legami umani , anche quelli che in apparenza possono sembrare insignificanti. Man mano che la storia procede, infatti, appare chiaro che a determinare il destino del genio e della golem saranno le persone che sono entrate a far parte della loro vita. Per Ahmad gli uomini sono creature tanto affascinanti quanto incomprensibili nei loro buffi rituali, mentre Chava è invece costantemente esposta ai loro desideri, frustrazioni, angosce.

Se il genio crea dolore agli altri perché non sopporta le costrizioni e non capisce le convenzioni sociali, la golem finisce per fare lo stesso nel tentativo di alleviare in qualche modo la sofferenza delle persone da cui è circondata. Ed entrambi si chiedono: “Perché gli uomini sono fatti in questo modo? Perché rinunciano alla propria libertà e chiudono con le loro stesse mani la porta della propria gabbia, perché non riescono mai ad accontentarsi?”

Il percorso compiuto dai due esseri per diventare umani ricorda molto quello che tutti noi abbiamo compiuto per diventare adulti. Come noi, il genio e la golem imparano che dobbiamo assumerci le responsabilità per quello che abbiamo combinato, e ad essere comprensivi verso chi abbiamo accanto e i suoi errori, bizzarrie e debolezze.

Solo dopo aver imparato questo, e molto altro ancora, saremo pronti a metterci in cammino e a costruire il nostro posto nel mondo.

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